
Immaginate che un piccolo bambino entri in un museo e dipinga una casa con degli alberi sopra ad un’opera di Jackson Pollock, lasciando solo un pezzettino del Pollock in basso a sinistra senza pittura. Questa è solamente una tra le tante idee originali e coraggiose che si ritrovano nei dipinti di Paul Kostabi.
Più conosciuto per i suoi autoritratti pieni di rabbia, feroci ed espressivi, Paul Kostabi ha anche eseguito una notevole quantità di paesaggi, nature morte, composizioni astratte, catturando e rivisitando con personale sarcasmo, il linguaggio di alcuni artisti contemporanei tra cui Julian Schnabel, Jean-Michel Basquiat e Giles Lyon. L’autoritratto psichicamente devastato è il suo leit motiv, ma spesso Paul o ironizza sulla pretenziosa scala dei valori e sulla personalità troppo enfatizzata di alcune stelle dell’arte tra le più adorate o si mette ad esplorare intensamente le possibilità magiche del colore in un vaso di fiori su un tavolo staccato dal mondo. Il lavoro di Paul Kostabi è pieno di cura e trascuratezza. Ovviamente, lui ama dipingere, ma gli è indifferente farlo su tele pre-gessate di bassa qualità come quelle che adoperano gli studenti o sul lino più fine del Belgio. E’ come un Mozart che non smette di far andare le dita su qualsiasi tipo di pianoforte suoni – lo si può sollevare mentre le sue mani continuano a muoversi e metterlo sia davanti ad un Hamburg Steinway sia davanti ad un pianoforte giocattolo rotto, lui continuerà a suonare allegramente. Allo stesso modo, Paul dipinge con immutata passione sui Mars Bar o MoMa, su un cartone strappato o sulla migliore carta Arches, la sua unica guida è lo spirito artistico – ed è capace di sovvertire anche quello.
Recentemente, delle strane parole scritte in grande sono apparse nel suo lavoro a sovrapposizioni, come: “DARCO JOE ENA” e “CARE BAIP”. I significati sono intraducibili perché assolutamente personali. L’utilizzo delle parole è ancora un altro metodo grafico che Paul ha adottato dalla tradizione Modernista, esplorata per primo da Picasso e poi da Stuart Davis, Ed Ruschi, Mimmo Rotella, Julian Schnabel e Jan-Michel Basquiat.
L’uso del colore nelle opere di Paul è via via diventato più deciso e sottile. Nei primi anni ’80, quando Paul cominciò ad esporre a New York Lower East Side, nelle gallerie come Casa Nada su Revington Street, i colori erano frequentemente primari, acidi e apparentemente non curati, nello spirito East villane. Adesso, senza peraltro perdere energia, i suoi colori hanno spesso un’armonia quasi romantica, autunnale. Il complesso lavoro a sovrapposizioni a volte richiama le opere recenti di Terry Winters o le ultime lacerazioni di Mimmo Rotella. Con queste ricercate basi della recente storia dell’arte, è legittimo pensare che ci saranno ancora molte scoperte da fare.
In ogni modo sia, la raccolta dei vari dipinti che formano la prima mostra personale di Paul in Italia, è molto soddisfacente.
Negli ultimi anni, il mondo artistico di New York ha vissuto una nuova moda, quasi ossessiva, verso il lavoro ultra-slick e “perfetto”. Questa voglia di estrema “accuratezza” di molti giovani artisti e mercanti di New York fa sembrare il lavoro finish-fetish della California, cominciato negli anni ’60, grezza pittura di strada. Il lavoro di Paul Kostabi è l’antitesi di questo Neo-analismo. Lui preferisce guidare una Rambler con qualche graffio che una Lexus lucidata a specchio.
”VITALITA’ DI UN ARTISTA – PAUL KOSTABI”
Nel 1958 il critico inglese Lawrence Alloway usò per la prima volta, nei circoli artistici londinesi, il termine “Pop Art”. Esso indicava un tipo di pittura sorto nel dopoguerra che celebrava il consumismo e che era caratterizzato dall’interesse per le espressioni di massa. Pur emergendo in Europa, fu a New York, capitale del mondo culturale, che negli anni ’60 questa nuova forma d’arte attirò le attenzioni degli intellettuali. Di fatto la Pop Art rispecchiava principalmente la realtà della vita americana ossessionata dagli apparati pubblicitari. Nello stesso tempo rappresentò il riavvicinarsi degli artisti, troppo enfatizzati ed irraggiungibili, alla società reale. Gli oggetti più comuni, privi di complicazioni interpretative e di coperture metaforiche, furono proposti come arte. Le icone pubblicitarie che celebravano la società del consumo tramite la televisione, le grandi insegne luminose, i fumetti, erano i modelli preferiti e sfruttati dagli artisti pop. Esempio palese di questo fenomeno fu la ben nota lattina della Coca Cola che, in quanto simbolo del capitalismo americano, fu presto adottata come immagine d’arte; personaggi già miti come Marilyn Monroe, John Wayne, Jacqueline Kennedy, Elvis Presley, ottenevano la definitiva consacrazione tramite la pittura. Questo uso di elementi carpiti alla pubblicità, al cinema, ai rotocalchi, ai fumetti e all’industria allo scopo di creare immagini d’arte, attribuiva nuovi significati agli elementi stessi. Andy Warhol, Jasper Johns e Roy Lichtenstein raggiunsero il successo agli inizi degli anni ’60 grazie alla Pop Art da loro elaborata (in Italia ricordiamo Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli). Nel 1959 il critico Lewis Jacobs coniò il termine “Underground” per riferirsi ad un genere cinematografico che, in seguito, coinvolgerà, con la corrente iperrealista post-warholiana, registi del calibro di Martin Scorzese e Francis Ford Coppola. Da segnalare nei primi anni ’60 , sono anche gruppi musicali come Beatles, Rolling Stones, Velvet Underground e cantanti come Janis Joplin e Bob Dylan che raggiunsero il successo proponendo una musica altalenante tra la canzonetta leggera, la ballata dal testo socialmente molto impegnato e l’incalzante ritmo del rock. Tra musicisti e pittori della Pop iniziò una serie di collaborazioni artistiche come, per esempio, l’illustrazione della copertina di un disco dei Velvet Underground da parte dell’onnipresente Andy Warhol. In conclusione i pittori della Pop Art sentirono la necessità di un contatto con artisti che, si erano mossi nella loro stessa direzione, sebbene in settori diversi.
Questa sintetica introduzione è stata necessaria per consentire una più chiara comprensione del soggetto di questo catalogo: l’artista Indrek Paul Kostabi.
Reduce da una recentissima collaborazione pittorico-musicale con Dee Dee Ramone, Paul è uno degli eredi della cultura post – Pop Art. Chitarrista, illustratore di libri, creatore di copertine discografiche e pittore sempre attento ad uno stretto contatto con la gente, Paul presenta, in questa mostra, oltre cinquanta dipinti. In essi si evidenziano geniale immediatezza e innata spontaneità. Tutte le opere, tra cui quelle con figure apparentemente infantili, (che per stessa affermazione di Paul rappresentano suoi autoritratti), sono frutto di una reale necessità di comunicazione sia con gli altri sia con se stesso. Paul, al contrario del fratello Mark, non si pone certamente il problema dello stile, della tecnica, della scelta ponderata dei soggetti e dei colori da usare. Principalmente intende stabilire con l’osservatore, un dialogo immediato, semplice, che si manifesta alla prima impressione. Persino la pittura usata sopra altra pittura (strati di colore sovrapposti a dipinti del fratello Mark), origina una nuova immagine. L’intervento di due mani diverse, che può sembrare di collaborazione, in realtà sottintende una diversa concezione dell’arte da parte dei due fratelli. Mark riflessivo, meticoloso nella figurazione, attento al titolo delle sue opere; Paul irruente, gestuale, caotico. Ciò nonostante un grande affetto lega i due, tanto che la breve introduzione a questa mostra è stata scritta dallo stesso Mark. Ritornando a Paul, è indicativo che la scelta di suonare dal vivo con gruppi musicali (Jesse Bates ,Dee Dee Ramone, Marky Ramone ed altri), vada di pari passo con l’uso pittorico di immagini semplici. Per Paul sono mezzi con cui allacciare una sorta di rapporto multietnico con la gente comune. Infatti, dove fisicamente Paul non può arrivare, arrivano i suoi quadri e le immagini proposte sono prive di discriminazioni e colme di immaginazione. Dipinge abbandonando il campo della razionalità e seguendo quello dell’emozione. Così, il nostro, arriva ad eseguire dipinti apparentemente casuali ma che l’istinto di compostezza, la grazia dei segni e il gusto del colore, rendono opere d’arte. Poiché io stesso, adolescente negli anni ’60, ho trascorso, una buona parte della vita suonando ed occupandomi d’arte come Paul, credo di potermi immedesimare in parte dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti. In conclusione, ogni attività svolta da Paul Kostabi ci manifesta unicamente la “VITALITA’ DI UN ARTISTA”.
Silvio Guarasci
PAUL KOSTABI: GRACE NOTES AND MORTIFICATIONS
Paul Kostabi’s paintings have the worked-over look of pictures meant to be worlds in themselves, that grab the eye like a stranger grabbing your lapels. They’re paintings that love paint: its infinite variability, its stubbornness, its musicality; the energy it emits in contact with itself; the emotions it unlocks, even when it looks as random as spit and drool, as the record of the passing hand.
Some of Kostabi’s most complicated works contain hard notes and calculated echoes of other art, in the way an aquarium holds drifting particles of sand and exotic fish, looking less like quotations than fragments seen through thick glass or distorting filters; he has an arresting knack for giving the deliberate and circumscribed the spontaneous look of happy accident, and vice-versa.
Lubricity, fecundation, frazzled physiognomies, twisted bodies, podlike organisms bursting into weird effulgence—these are some recurring apparitions that inhabit Kostabi’s imaginary spaces, sculpted in jittery lines that crackle like electrified threads. Like the Catalan artist Zush, Kostabi animates unidentifiable objects as if they had been surgically extracted from the viewer’s own insides, complete with bits of hair and sperm and viscera. His people are idiograms of bewilderment and panic. In the landscapes of his personal planet, everything from the sky to the telephone looks prodded, pinched, goosed, galvanized, or otherwise distressed, hyperstimulated, overdosed, or happy for suspicious reasons.
This is a world where matter itself can morph from voluptuousness to abjection on a dime, though the equanimity, often deadpan frankness, with which Kostabi presents it suggests a less dramatic binary between contentment and mortification, where exaltation is a tad grandiose for what usually happens in a day and horror has the momentary shock of a joy buzzer. His work deflates the monumental anxiety that neo-Expressionism went to the bank on, brings us back to earth.
His paintings can be read in multiple ways, crowded with diverse and divisive visual codes, resistant to single, unifying interpretation; attaching a narrative to them would distract from their immediacy as images. The one, distant connection to narrative they suggest is a likeness to acrostics, rebuses, puzzles. Moreover, puzzles without a “correct” solution, questions that stay open instead of prompting any answer.
Kostabi’s most frequent and prehensible subject is the face, most often the sharp, economically delineated clench of expressions that might be inked on a napkin or jotted in a notebook. But his faces are also enclosures, masks, fences drawn around cloudbursts and hurricanes of brushstrokes and colors, mood diagrams sometimes at odds with the dramas going on inside them, or simply sketched over a picture plane to which their relation is strictly adhesive, signs carved into other signs, in the familiar, drizzled pastiche of the modern image-world.
The artist Kostabi seems to have most affinity with is Dubuffet—they share an idea of the painting as a model universe, a place where the medium illustrates how we see along with what we see. It’s the condition of urban, contemporary humanity never to see one thing in isolation, but, invariably, in relation to other things—and things, in the general sense that includes concepts, words, and emotions as well as tangible objects, continually slip in and out of the categorical boundaries our rational habits draw around them.
It makes perceptual sense that Kostabi layers pictograms and arrows and tiny plastic animals on nominally figural paintings that also contain words and shreds of clashing iconography, some of it straight quotation from, for instance, Mark Kostabi, or parodying Schnabel, Haring, and other Pantheonic art world brand names; these collisions of styles, imagery, and volumes are how we see the world now.
Kostabi’s work doesn’t level the relative value of these particular paintings’ contents, but interrupts the automatic process of “recognizing” both the fragment and its originator’s hierarchical position in the art pecking order. Overt quotation doesn’t occupy much of this artist’s energy, but it is significant for its statement about “the art commodity” and the market system’s creepy ability to turn artworks into logos.
Of course, one strategy many contemporary artists have taken to become audible above the prevailing drone is to make blocky, instantly assimilated work, often using techniques of advertising; but painting, qua painting, has become an ever more conflicted and demanding way of making art, a practice that drags the anchor of its own history along, like opera—it isn’t completely possible to do it differently than it’s ever been done, though it is still possible to do it with more-than-ordinary grace.
In this connection, the viewer should look past the facets of Kostabi’s paintings that shout or signal from a distance. They definitely “hail” us from far off, but their complex pleasures of texture, line, and overall intricacy need more time and a heightened state of attention than signage art that only asks for a glance and tells you everything in one word.
Many of Paul Kostabi’s iconographic mannerisms have been borrowed or unconsciously mimicked by other, slightly younger artists, which makes a lot of Kostabi’s early work superficially seem related to painting that came along later; like Dubuffet vis-a-vis art brut, Kostabi has the lucky misfortune to have imitators and epigones.
But Kostabi’s art isn’t reducible to a style, per se—in fact, he uses many styles, as freely as colors, and the attraction of his work has a lot to do with the surprising range of aesthetic vocabularies he makes fluid use of, with a leavening sense of humor that links his art to the cosmic whimsy of such disparate, sublimely raunchy comedians as Jack Smith, R. Crumb, and Paul Thek.
Imagine if a little kid walked into a museum and painted a scene of a house with trees—on top of a Jackson Pollock, leaving a smidgeon of the Pollock exposed in the lower left corner. That’s just one of the many original and aggressive ideas you’ll find in Paul Kostabi’s paintings.
Best known for his angst-ridden, ferocious, expressionistic self-portraits, Paul Kostabi has also accumulated an impressive body of landscapes, still lifes, pure abstractions and several comically rapacious appropriations of various contemporary artists including Julian Schnabel, Jean-Michel Basquiat and Giles Lyon. The psychically ravaged self-portrait is his most constant theme, but any time Paul feels like it, he’ll bust out a mocking commentary of the pretentious scale and overblown egos of certain adored art stars, or he might sincerely explore the magical color possibilities of an otherworldly vase of flowers on a table. Paul Kostabi’s work is fraught with careless care. He obviously loves painting, but is just as content to paint on low quality pre-gessoed student grade canvas as he is on the finest Belgium linen. He’s like a Mozart who won’t stop moving his fingers on any piano keys he sees—you can pick up his body while his fingers keep moving and put him in front of a Hamburg Steinway or a broken toy piano and he will happily just keep on playing. Likewise, Paul will paint with equal passion for Mars Bar or MoMA, on torn cardboard or the best Arches watercolor paper. His only guide is the art spirit—and even that he’ll subvert if he feels like it.
Recently, strange large words have appeared in his extremely layered work, like: “DARCO JOE ENA” and “CARE BAIP.” The meanings are ambiguous and seem personal. The use of words are yet another graphic device Paul has lifted from the Modernist painting tradition, first explored by Picasso and later by Stuart Davis, Ed Ruscha, Mimmo Rotella, Julian Schnabel and Jean-Michel Basquiat.
Paul’s use of color has become increasingly more decisive and subtle. In the early 1980s, when Paul first exhibited in New York’s Lower East Side, in galleries such as Casa Nada on Rivington Street, Paul’s colors were frequently more primary, acidic and seemingly reckless in the East Village spirit. Now, without losing any energy, his colors often have an almost romantic, autumnal harmony. And the complex layering of painterly stokes at times recalls the recent paintings of Terry Winters or the poster lacerations of Mimmo Rotella. With all these sophisticated art historical underpinnings, one senses that many more discoveries are yet to be made. However, the present collection of diverse painterly achievements, which comprise Paul’s first one-person show in Italy, is already more than satisfying.
In recent years, the New York art world has witnessed a new obsession for ultra-slick, technically “perfect” work. This extreme “neatness” attitude of many young New York artists and dealers make California finish-fetish work from the 1960s seem like raw hobo art. Paul Kostabi’s work is the antithesis of this Neo-analism. He prefers to drive a Rambler with a few scratches on it—not a squeaky clean Lexus.
Mark Kostabi
BIOGRAFIA
Paul Kostabi, pittore e musicista autodidatta, nasce in California nel 1962. Dopo la scuola ha viaggiato per tutta l’America proponendo i suoi lavori a Los Angeles, Chicago, Canada, Francia e Italia. Paul Kostabi attinge ispirazione dalla gente e ne affronta le varie problematiche. Dopo aver illustrato varie copertine di libri, dischi e video, Paul ha orientato la sua pittura verso una scelta multiculturale. E’ determinato a farsi conoscere, ma non si preoccupa se le sue opere piacciono o meno. “Io mi esalto quando la gente ha l’opportunità di vedere il mio modo di fare arte…”.
Mentre Paul viaggia attraverso il paese facendosi pian piano un nome, trova il tempo di insegnare ai bambini a suonare e produrre dischi per vari artisti “Se non insegniamo ai giovani, questi dimenticheranno la nostra storia!” Paul Kostabi è un esploratore di immagini. Intimamente legato al suo ambiente, traduce abilmente la sua vitalità sulla tela. Tutte le sue energie e idee confluiscono nel profondo amore per la pittura e nel forte desiderio di dipingere.
Da una profonda comprensione della natura e dell’umanità deriva quell’espressione unica che è il suo lavoro.
ESPOSIZIONI PERSONALI E COLLETTIVE
1983 | Long Beach Poets Society, Long Beach California. |
1984 | Fashion Moda Gallery Group show, NYC, NY. Casa Nada Gallery, NYC, NY. |
1985 | No Se No Gallery, NYC, NY. Ronald Feldman Gallery Group show, NYC, NY. |
1986 | Edge Gallery group show Fullerton, California. |
1989 | USA Gallery, NYC, NY. |
1991 | Tunnel Gallery, NYC, NY. |
1994 | Orenzans Foundation group show, NYC, NY. |
1995 | ABC No RIO Gallery Group show, NYC, NY. |
1999 | Great Linford Manor, Milton Keynes, England. PANX Toulouse, France. |
2001 | Musical Tragedies Internet show, Furth, Germany. Destroy All Music, Silverlake, California. Dark Delicacies, Burbank, California. SPA, NYC, NY. Lakeside Lounge, NYC, NY. Max Fish, NYC, NY. Taylors, Photo Show, NYC, NY. |
2002 | Gallerie Haus, Nuremberg, Germany Saletta D’Arte Viviani, Pisa, Italy Knitting Factory, Los Angeles, California with Dee Dee Ramone |
2003 | Rampe 3, Augsburg, Germany Spazi Arte, Piacenza, Italy Night Of 1000 Drawings, Artists Space, New York Lucky Cat, New York Galerie Zero, Berlin Popkomm, Cologne, Germany 84 Ghz Gallery, Munich, Germany |
2004 | Scope, Los Angeles Saatchi & Saatchi, benefit auction, New York Galleria d’arte Quadreria, S.Donà di Piave, Venice, Italy |
2005 | Gallerie Leonardo, Bolzano, Italy Galerìa de la Recoleta, Buonos Aires, Argentina Ateliers des Artistes de Belleville, Paris Galerie Zero, Berlin |
| Acquisizione Musei:Paterson Museum, New Jersey Guggenheim Museum, NYC, NY. New England Museum of Art, Brooklyn, Connecticut. Millennium Museum Whitney Museum of Art, Video, Paper Tiger Sessions. |
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paul kostabi è un’ottimo artista, ho visionato le vostre opere in questo sito e devo dire che mi sono piaciute molto. A Maggio visiterò la vostra mostra. Ho sentito che pubblicherete anche un catalogo…
AMO LE OPERE DI PAUL, ALCUNE FANNO PARTE DELLA MIA COLLEZIONE. HO CERCATO ULTIMAMENTE DI ACQUISTARNE ALTRE, MA IL MERCATO IN CONTINUA ASCESA NON MI HA CONSENTITO ALCUN ACQUISTO.
INNOGNI CASO RITENGO kOSTABI UN PITTORE DA SEGUIRE CON ATTENZIONE.
Paul è un artista sicuramente con ottime prospettive. Di certo le sue quotazioni non potranno restare a queste cifre.
[...] Gary Indiana presenta Paul Kostabi [...]
[...] Il 25 Marzo 2006 è stato raggiunto un nuovo record per un’opera dell’artista californiano Paul Kostabi alla Meeting Art di Vercelli. L’opera su tela intitolata ‘Taxi industry’ (cm. 30,5×23) dell’anno 2005 è stata aggiudicata per € 2.040 diritti d’asta compresi. paul_kostabi, auction, record [...]
[...] Scheda artista Paul Kostabi [...]
[...] Dal 26 Maggio 2006 al 24 Giugno presso la Quadreria di San Donà di Piave sarà inaugurata la mostra “Kostabi News” dell’artista americano Paul Kostabi. Saranno presenti oltre 20 opere dell’artista americano tra opere su tela ed opere su carta. Per l’occasione sarà eseguito anche un catalogo con testi critici di Fabio Girardello più in allegato un dvd con una raccolta di opere. Per eventuali informazioni andate a questa pagina. exhibition, kostabi, art, arte, news, notizie, kunst [...]
Paul e’ un Grande dei nostri tempi ed i prezzi delle sue opere saliranno presto alle stelle (come lui merita!!!!)
La Quadreria…
La Quadreria è la galleria d’arte di Luca Moretto.Ne parlo perché sono tra i fortunati destinatari di un catalogo d’arte, dedicato a Paul Kostabi, che Luca ha inviato qua e là ai suoi amici durante le feste.Ne parlo perché...
Quadreria e Paul Kostabi, un gradito omaggio…
Settimana scorsa ho avuto il piacere di ricevere, come molti altri blogger, un gradito omaggio: un catalogo d’arte delle opere di Paul Kostabi. L’iniziativa è di Luca Moretto di Quadreria – galleria d’arte moderna e contemporanea di Venezia – che,...
[...] Vi pubblico un’email ricevuta questa mattina, dove un signore gentilissimo mi propone un ‘affare’: “Spett.le Quadreria, sono in possesso di nr. 2 opere di Paul Kostabi di cui vi invio le immagini in allegato. (si vede chiaramente che le opere sono estremamente false n.d.l.). So per certo che le opere sono autentiche ma purtroppo le stesse provengono da persone che le hanno avute in regalo dall’artista (questo qui non ha mai trattato con nessun artista… gli artisti non regalano niente!) e quindi, non passando per alcuna Galleria d’Arte, risultano sprovviste di autentica. Atteso ciò, volevo chiedervi se era possibile ottenere l’autentica delle due opere in mio possesso, da parte Vs. oppure direttamente da parte dell’artista per Vs. tramite. In caso quanto richiesto vi risultasse fattibile, sarei ben lieto di contraccambiare donandovi proprio una delle due opere in mio possesso, a me basta tenerne una sola per la mia collezione (la ringraziamo di cuore ma non siamo un’associazione benefica!), purchè sia un’opera provvista di autentica/expertise. Sono ovviamente ben disposto, nel caso ce ne fosse bisogno, ad inviarvi entrambe le opere, affinchè possano da voi essere materialmente esaminate. Vi prego di farmi sapere”. Voi in quale maniera le rispondereste a questo simpatico collezionista di opere false? [...]
[...] Tutto inizio il "lontano" 16 aprile su Twitter: Luca Moretto, blogger di Blublog e fondatore di Quadreria, invita i twitters a mandargli un sms per ricevere in forma gratuita il nuovo libro con le opere di Paul Kostabi [...]
[...] Oggi trovo nella buca delle lettere un gradito omaggio: un catalogo d’arte delle opere di Paul Kostabi, che Luca Moretto di Quadreria (e BluBlog) aveva promesso di inviarmi poco prima della fine dell’anno. Nonostante di arte non ne capisca assolutamente nulla (un pò perchè sono daltonico, un pò perchè l’ultimo mio approccio con la pittura risale ad una quindicina di anni fa, quando lessi “Disegnare con la parte destra destra del cervello“), ho gradito sia il libro che l’iniziativa di “marketing discreto e silenzioso” di Luca, atta a diffondere (come dice lui stesso) “il vero spirito dell’arte: cioè quello di riuscire ad apprezzarla”. paul kostabi, quadreriaCondividi Postato alle 16:56 di Domenica, 21 Gennaio 2007 | Commenti RSS [...]
[...] andranno a costituire una collezione permanente. Celebri i nomi in rassegna: Elio Fiorucci, Mark Kostabi, Sandra Bermudez, Mario [...]
[...] Paul Kostabi in occasione dell’Earth Day ha esposto il più grande ‘murales’ mai dipinto in Central Park a New York, misura circa 500 feet. (150 metri circa). Complimenti al nostro caro Paul! [...]