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Pubblicato da Luca Moretto Keith Haring in mostra da Vecchiato Art Galleries

Martedì 3 Novembre 2009 | Pubblicato da Luca Moretto | Nessun Commento

dipinto Keith Haring in mostra da Vecchiato Art GalleriesDopo il grande successo ottenuto in occasione dell’apertura della nuova sede milanese, la mostra Keith Haring, curata da Luca Beatrice, continua – notevolmente ampliata – nel grande spazio padovano della Vecchiato Art Galleries (fino al 30 Dicembre 2009). Attraverso una ventina di opere fino a 3 metri di grandezza (alcune realizzate a quattro mani con Little Angel Ortiz), realizzate tra il 1981 e il 1988, l’esposizione illustra le principali tappe della meteoritica carriera dell’artista newyorchese. I lavori in rassegna rappresentano il coloratissimo, primitivo e simbolico universo visivo di Keith Haring, per il quale non esiste una tecnica o un supporto “classico”; Haring realizza i suoi lavori utilizzando tutti i tipi di materiali o supporti: dal legno al ferro, dal cartone all’alluminio, sui quali interviene con smalto, acrilico, pennarello, gesso o quant’altro incontri sulla sua strada. Luca Beatrice commenta: “la sua arte per tutti”, come lui stesso amava precisare, si è andata definendo universalmente in segni che hanno trovato nelle più svariate forme – da un mini supporto in legno o metallo alla parete di una chiesa – lo spazio per una espressività senza eguali. Che si trattasse di cartone, polistirolo o alluminio, o che il suo strumento fosse un enorme pennello, un’incisione, o una pittura acrilica, gli omini stilizzati di Haring vivono nell’immaginario collettivo come ironico e giocoso messaggio di derisione al perbenismo imperante della società occidentale”.

Tale libertà espressiva prende efficacemente forma nell’esposizione alla Vecchiato Art Galleries in cui si ammirano, tra gli altri: Untitled del 1986, acquaforte su carta rappresentante una testa di Medusa moderna che accosta così mito e contemporaneità; la splendida scultura King and Queen del 1987/88 in smalto su acciaio; Untitled (Wood Relief), opera del 1983 in legno intagliato e dipinto dalle forme e dai colori primordiali; Untitled (BurningSkull), maschera in alluminio del 1987 che ancora una volta riporta ad un’estetica ancestrale. Haring, oltre che artista, è stato anche un attivista sociale e il suo lavoro riflette pienamente lo spirito della generazione Pop e della cultura urbana della New York – New Wave anni ’80. Nato in Pennsilvanya nel ’58, fin da bambino crea piccoli disegni ispirandosi ai fumetti e ai cartoni animati. Dopo la Ivy School of Art di Pittsburgh, dove realizza le prime serigrafie e magliette, continua gli studi alla New York School of Visual Arts durante il biennio 1978-’79. Lì conosce Keith Sonnier e Joseph Kosuth che lo aiutano a formarsi come artista concettuale dopo le sperimentazioni con la forma e il colore. Se oggi le barriere tra arte, musica, moda e pubblicità sono quasi inesistenti, lo dobbiamo anche al suo lavoro, in cui è riuscito a coniugare e fondere le diverse discipline. L’iconografia di Keith Haring è un mix di elementi sessuali, dischi volanti, persone, cani, animali che danzano, ballano e saltano; nel tempo si aggiungono figure che corrono, bebè a 4 zampe, ecc..

Dall’82-’83 fanno la comparsa elementi architettonici e tecnologici come piramidi, templi, telefoni e tv fino a centrali nucleari. Arriva così a toccare temi scabrosi come il potere o la paura della tecnologia, che riflettono la sua inquetudine morale. Il supporto pittorico utilizzato è vario e facilmente accessibile: carta, fibra di vetro, tela, pezzi di acciaio smaltato, magliette, polistirolo, porte, finestre, vetri, vasi. E le sue influenze sono tante quante i supporti: dall’arte eschimese a quella africana ai Maya e agli aborigeni, così come la calligrafia cinese, gli all-over di Alechinsky e Mark Tobey a partire dai quali ha creato il caratteristico stile semi-astratto, una specie di New Wave azteca che ricorda pure Pollock e Penck. Grosse linee nere incorniciano le composizioni dominate dall’horror vacui, la paura del vuoto, e vibrano di un’energia irresitibile. Il suo stile contiene i caratteri di una generazione Pop, mescolati con la cultura sub-urbana dell’East Village di Manhattan; l’obiettivo dell’artista è sempre quello di creare le “cose” nel modo più semplice possibile. Nell’84 Haring dichiara: “L’Arte vive attraverso l’immaginazione delle persone che la guardano. Senza questo contatto, l’arte non esiste. Ho dato a me stesso il lavoro di essere un produttore di immagini del ventesimo secolo e ogni giorno cerco di capire le responsabilità e le implicazioni che questa scelta comporta. E’ diventato chiaro per me che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi, ma essa esiste per tutti noi, ed è questo che continuerò a perseguire”, dice Haring nell’84.

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