Non si sa mai cosa aspettarsi entrando in una casa abbandonata. Spesso rifugio per roditori, insetti o nidi di uccelli. Oltrepassare la porta di un luogo disabitato è il primo passo di un’indagine visiva, un cercare risposte all’interrogativo sempre aperto e incalzante della memoria.
Dopo un grande flusso migratorio, una dittatura, una guerra, si tende a voler cambiare radicalmente il volto di un territorio e solo in poche aree si possono ritrovare le stratificazioni di questi passaggi storici.
L’isola di Sestrunj, nell’arcipelago che precede l’ingresso al porto di Zadar, è come un sito archeologico a cielo aperto, ancora da scoprire, da interrogare.
Visite nasce in una delle sue tante case abbandonate, una scatola di ricordi e intrecci di vite.
Un esercizio del ritorno diluito nel tempo della memoria, emblematico in una cultura di confine, dove l’essere costretti a lasciare la propria terra è un gesto che accompagna generazioni: quella di chi lascia la sponda per un’altra oltremare, e quella di chi approda nel pieno di una guerra e lì cerca rifugio.
Visite è una riflessione, un indovinare risposte per questo migrare, riportando dall’ombra ciò che per anni è rimasto chiuso, i gesti di un’intera vita, inseguendo in parallelo un senso di appartenenza a quella terra, di riconciliazione con le scelte imposte dagli eventi.
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Questo articolo è stato inviato da Emilio Ditri.





