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Pubblicato da Altri autori L’albero vagabondo - Pittoscultura da Balcone

Domenica 14 Dicembre 2008 | Pubblicato da Giovanni Spiniello | 2 Commenti

 Lalbero vagabondo - Pittoscultura da BalconeFino al termine delle festività natalizie, sui balconi di Palazzo Iannaccone, nel centro storico di Avellino, sarà visibile l’installazione “L’albero vagabondo – Pittosculture da balcone” del Maestro Giovanni Spiniello.
L’installazione nasce dall’esigenza di preservare l’ambiente irpino e campano dall’inciviltà e dall’indifferenza dei suoi abitanti e dall’attacco portato dall’esterno. E’ un messaggio che non ha intenzione di fermarsi ma di continuare a diffondersi attraverso molteplici installazioni sul territorio e fuori dal territorio. Le tematiche ambientali, il curriculum dell’artista (Biennale di Venezia ’68, Quadriennale di Roma ’75, Segnalato Bolaffi da Enrico Crispolti ’78, Seduzione dell’Artigianato ’90, Fiera di Roma) e la ricerca e sperimentazione tecnica rendono, infatti, L’Albero Vagabondo una installazione meritevole di attenzione. La pittoscultura trasforma la tradizione di tutti quegli obelischi, quelle torri che proteggono il territorio, dal Maio nel Baianese al Giglio di Nola, dal carro di Fontanarosa alla tirata del carro di Mirabella, contestualizzandola e attualizzandola.

L’albero vagabondo è composto da materiale “contaminante” (poliuterano espanso), rifiuti (scarti ferrosi, reti, etc.) verderame, supporti forniti dalla natura (pezzi di albero, ramaglie di ulivo, foglie, spighe, etc.). Immaginiamo tutti questi materiali sparsi nelle piccole discariche abusive in montagna. Immaginiamoli prendere forma, mischiarsi in un ibrido plasmato e tenuto insieme dalla schiuma nociva del poliuterano espanso. Immaginiamo poi il verderame, elemento ancestrale, già usato dagli antichi romani, fossilizzare il cielo, la speranza, nello sguardo dell’albero, ingentilendone l’aspetto. E poi la “semina del colore”, tecnica legata al gesto del fecondare la terra di un seme nuovo, alla semina del grano, ricoprire l’albero, tracciandolo, innervandolo. L’idea riprende ed amplia la favola del “Re e della Regina Albero”, tematica presente fin dagli anni ’70 nelle opere e nelle plastoggettografie di Giovanni Spiniello.

Questo articolo è stato inviato da Giovanni Spiniello.

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