Non solo arte

Pubblicato da Fernando Rossi Arte e civiltà

Mercoledì 5 Novembre 2008 | Pubblicato da Fernando Rossi | 1 Commento

In un momento come questo, in cui la maggior parte del mondo che decide, sostiene l’inevitabilità della guerra, sono pochi coloro che riescono a parlare di pace senza cadere nella retorica (d’altra parte tutti mandano eserciti in “missione di pace”, no?). Abbiamo assistito anche allo spettacolo penoso di chi sarebbe tenuto a parlare di pace per “statuto” della propria ideologia (e per carità, quando conviene, lo fa comunque), ed è riuscito a legittimare l’azione armata, sulla base di una serie di principi che francamente non posso condividere.

Non potendo influire se non in modo infinitesimale sulle scelte di questa presunta “civiltà” dentro cui mi trovo per motivi geografici, mi permetto comunque di sostenere, nei modi che mi sono consentiti, chi non fa compromessi con i propri principi e propone una via concreta alla pace. Anche quando tutti urlano in preda ai difetti mentali e perdono di vista l’orizzonte.

L’unica voce autorevole che non ha perso in chiarezza mi pare sia stata quella di Sua Santità il Dalai Lama, che all’indomani dei fatti dell’11 settembre non ha mancato di scrivere al presidente degli Stati Uniti per presentare le proprie condoglianze, ma anche per ricordare alla Grande Potenza di non utilizzare il proprio potere per una rappresaglia e di considerare tutte le strade possibili (il testo originale si può leggere qui: The Dalai Lama’s letter to the President of the United States of America). Cosa che “naturalmente” un Impero (in piena decadenza morale) non può permettersi di fare. Soprattutto un impero che fonda il suo potere (essenzialmente di carattere economico) sulla massa infinita di oscurazioni e difetti mentali dei suoi sudditi.

La voce del Dalai Lama è stata chiara, univoca, ha ribadito le sue posizioni in più di un’occasione. Quasi a riprova del potere dell’Impero, e della ottenebrazione in cui si trovano i suoi sudditi, di queste opinioni improntate alla saggezza non si è avuta notizia dai nostri magnifici organi di informazione. Che a questo punto non si dovrebbe più esitare a definire “organi di propaganda”, totalmente asserviti alle due logiche fondamentali dell’Impero: il desiderio di vendetta che viene definita “giustizia infinita” (la denominazione è poi stata corretta, perché poteva venire a costare un po’ troppo) da parte delle istituzioni, e la sete di sangue delle menti incontrollate, ovvero l’uomo-massa, per usare un termine in po’ in disuso.

Sua Santità ha avuto modo di presentare la sua posizione il 24 ottobre in un discorso a Strasburgo (lo potete leggere qui: Speech of His Holiness the Dalai Lama to the European Parliament) davanti al Parlamento Europeo riunito in seduta plenaria, per la prima volta nella storia. L’iniziativa è stata promossa dall’Intergruppo per il Tibet dell’Europarlamento, di cui fa parte anche Reinhold Messner. Sono tutt’altro che stupito della totale disattenzione da parte dei nostri organi di stampa. Ovviamente si esaltano le voci fuori dal coro solo quando fa comodo, con pura retorica. Devo però riconoscere che almeno Guido Ceronetti, da una colonna in prima pagina della Stampa (28 ottobre 2001, “Applaudire è un rito, bisognerebbe farlo di rado”), ha annotato il senso del discorso del Dalai Lama a Strasburgo. Forse un modo per riparare alla sbandata che prese in un’altra occasione, qualche anno fa, attribuendo a Sua Santità opinioni che non ha mai avuto (a proposito delle bombe atomiche indiane).

In quell’occasione, il Dalai Lama ha ulteriormente invitato gli Stati Uniti, che avevano già riversato sulle immense pietraie dell’Afghanistan e suoi abitanti l’equivalente di chissà quanti ospedali sotto forma di missili e bombe (e qualche aiuto “umanitario”). Queste parole si possono leggere qui: Dalai Lama Urges U.S. to Talk, Not Bomb.

Sebbene si possa essere facilmente fatalisti anche ragionando da una prospettiva “orientale” (ad esempio, ci troviamo nel Kali Yuga, ci stiamo avvicinando a un passaggio di ere cosmiche, e così via), continuo a pensare che si possa fare qualcosa per non aggiungere elementi negativi a questa esistenza. Anche solo nella nostra sfera personale, anche solo non approvando soluzioni violente, anche solo non giustificando tutti coloro che ritengono di poter affermare i propri diritti urlando più forte degli altri o più velocemente calpestandoli.

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