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Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria Carlo Levi e Roma. “Il respiro della città”

Giovedì 29 Maggio 2008 | Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria | Nessun Commento

Carlo_Levi Carlo Levi e Roma. “Il respiro della città”La mostra vuole indagare un tema poco toccato dagli studiosi dell’artista e letterato: il rapporto con la città di Roma nella quale decise di vivere gli ultimi trenta anni della sua vita. La mostra mette a confronto quarantasei opere dell’artista torinese databili fra la fine degli anni Venti e i primi anni Cinquanta (dal 1926 al 1954) e alcuni dipinti dei più grandi pittori della Scuola Romana tra cui Mafai, Scipione, Afro, Melli e altri per evidenziare l’insieme dei profondi rapporti, degli intensi scambi, delle comuni memorie e suggestioni che intercorsero tra il pittore letterato e gli artisti della Scuola nel periodo tra le due Guerre.

Nato da una famiglia della borghesia torinese, il 29 novembre 1902. Si dedicò fin da ragazzo alla pittura. Si laureò in Medicina. Nel periodo degli studi, grazie allo zio, l’onorevole Claudio Treves, figura di rilievo nel Partito Socialista, conobbe Piero Gobetti, con cui collaborò alla rivista La Rivoluzione liberale e contribuì ad introdurlo nella scuola di Felice Casorati, negli ambienti dell’avanguardia pittorica torinese. Levi entrò in contatto allora con personalità come Cesare Pavese, Giacomo Noventa, Antonio Gramsci, Luigi Einaudi che contribuirono da vicino alla sua formazione di artista e di letterato. Il suo primo grande maestro e amico fu senza alcun dubbio Felice Casorati del quale evidenti furono gli influssi nelle sue prime opere come Ritratto del padre del 1923 e Arcadia esposto nel 1924 alla Biennale di Venezia.

Ma tali influssi nella sua pittura andarono ben presto attenuandosi fino a scomparire completamente dopo il primo viaggio a Parigi. Al ritorno Carlo Levi mutò la sua pittura. Alla fine degli anni Venti Carlo Levi entrò infatti a far parte del Gruppo de I Sei di Torino, conducendo un’aspra critica all’accademismo nazionalistico del Novecento. A Torino, il critico d’arte Edoardo Persico infatti si era opposto al «novecentismo» in nome di una cultura più larga e internazionale. Attorno a lui si erano riuniti alcuni artisti, che contro il neoumanesimo di Casorati, pur sempre considerato un maestro, preferivano riesaminare tutto l’arco della pittura francese dall’impressionismo ai Fauves. Tutto ciò portò Carlo Levi a legarsi con la pittura europea e soprattutto con quella francese negli anni Trenta. Dopo il carcere a Roma, tra il 1935 e il 1936 affrontò anche il duro periodo del suo confino in Lucania, causato dalla fervente attività antifascista, ma il rapporto con Roma e i suoi artisti non venne mai meno soprattutto di fronte al manifestarsi della Guerra con cui divennero evidenti le ansie, le paure e le crude emozioni. Le figure lucane che descrisse nel ’36 lo fecero approdare nel 1954 al gruppo neorealista nella Biennale di Venezia. Tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944 scrisse Cristo si è fermato a Eboli romanzo autobiografico che raccontava il suo confino in Lucania ad Aliano causato dell’attività antifascista. Il romanzo esplorava la dura realtà lucana quella dei contadini del Mezzogiorno come la scoperta di una diversa civiltà popolata da miti, superstizioni e leggende, in preda al brigantaggio, una realtà altra da quella in cui aveva vissuto fino ad allora l’artista, in cui Cristo sembrava ancora non essere giunto:

« ... non siamo cristiani, – essi dicono – Cristo si è fermato ad Eboli. Cristiano, nel loro linguaggio vuol dire uomo: e la frase proverbiale che ho sentito tante volte ripetere, nelle loro bocche non è forse nulla più che l’espressione di uno sconsolato complesso di inferiorità. Noi non siamo cristiani, non siamo uomini, non siamo considerati come uomini, ma bestie, bestie da soma, e ancora meno che le bestie, i fruschi, i frusculicchi, che vivono la loro libera vita diabolica o angelica, perché noi dobbiamo invece subire il mondo dei cristiani, che sono di là dall’orizzonte e sopportarne il peso e il confronto…Cristo si è davvero fermato a Eboli… Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia…Nessuno ha toccato questa terra se non come un conquistatore o un nemico o un visitatore incomprensivo … Questa fraternità passiva, secolare pazienza è il profondo sentimento comune dei contadini, legame non religioso, ma naturale. Essi non hanno né possono avere, quella che si usa chiamare coscienza politica, perché sono, in tutti i sensi del termine, pagani, non cittadini: gli dèi dello Stato e della città non possono avere culto fra queste argille, dove regna il lupo e l’antico, nero cinghiale, né alcun muro separa il mondo degli uomini da quello degli animali e degli spiriti, né le fronde degli alberi visibili dalle oscure radici sotterranee… »

Continuò poi parallelamente la sua carriera di scrittore e di pittore realizzando nel 1955 Le parole sono pietre, sui problemi sociali della Sicilia, nel 1956 Il futuro ha un cuore antico resoconto d’un viaggio in U.R.S.S. che affrontava la riscoperta della storia della rivoluzione nella Russia contemporanea allo scrittore, nel 1959 La doppia notte dei tigli in cui descrisse la situazione della Germania fra il nuovo orientamento democratico e il persistere di situazioni autoritarie, nel 1965 Tutto il miele è finito in cui continuò ad indagare la situazione del Sud spostandosi a descrivere la Sardegna con una vera e propria analisi dell’opposizione tra Stato e mondo contadino , e nel 1950 L’orologio, dedicato ai primi mesi di permanenza a Roma nell’immediato dopoguerra, inquieta cronaca degli anni della ricostruzione economica italiana.
Nel 1963 decise di partecipare attivamente al rinnovamento del paese entrando in politica venendo eletto come Senatore della Repubblica. Nonostante la malattia che lo colpì agli occhi continuò a dipingere fervidamente fino alla morte che sopraggiunse a Roma il 4 Gennaio 1975. Per mantenere la promessa fatta in vita agli abitanti di Aliano fu sepolto nel piccolo borgo. Le opere esposte nella Mostra ripercorrono i vari momenti della carriera artistica di Carlo Levi mettendo in evidenza attraverso le variazioni cromatiche, stilistiche, tematiche ciò che non venne mai a mancare nella vita del pittore cioè il rapporto con la città di Roma, il rapporto con la vita quotidiana ed i suoi affanni prima e durante la Guerra.

La pittura appare modellata dal sentimento, ci accorgiamo dei soggetti rappresentati attraverso l’impatto emotivo che essi producono in noi stessi. Ciò che emerge dalle opere è una parte della Storia a noi più vicina e sempre più spesso trascurata dai testi scolastici, rappresentante una parte del nostro passato visto attraverso gli occhi di chi lo ha vissuto combattendo in prima linea. La mostra è stata allestita nel Casino de Principi sede dell’Archivio della Scuola Romana che insieme al Museo della Scuola Romana nel Casino Nobile di Villa Torlonia costituiscono un importante punto di riferimento per gli studi storico – artistici. I Musei di Villa Torlonia offrono oltre alla illustre storia della villa e degli edifici che ne fanno parte anche uno spaccato di Roma e della sua storia tra Ottocento e Novecento.

MOSTRA
Carlo Levi e Roma. “Il respigro della città”,
Musei di Villa Torlonia – Casino dei principi
27 Febbraio 15 Giugno 2008

ORARIO
ore 9.00-16.30 fino al 28 febbraio
ore 9.00-17.30 dal 1 marzo all’ultimo sabato di marzo
ore 9.00-19.00 dall’ultima domenica di marzo al 30 settembre
chiuso lunedì
Biglietto unico integrato Casina delle Civette, Casino Nobile e Mostra

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