Ieri io e Alessandra, come quasi ogni anno da un decennio, siamo stati ad Artefiera. Che per gli agnostici sarebbe una grande fiera di opere d’arte che si tiene alla fine di gennaio a Bologna. E che nelle ultime edizioni e’ diventata un grande business internazionale ed un immenso guazzabuglio di stand. L’arte tira, specie quella contemporanea, e piega le masse verso di se’. Cosi’ il biglietto di ingresso alla cultura costa 16 euro e dentro si trova un po’ di tutto: una sorta di Biennale a pagamento (nel senso che qui le opere si possono comprare) arricchita da alcune figure autoctone che meritano un accenno.
La prima e’ “il gallerista”. Il “gallerista” e’ una sorta di commerciante d’auto col papillon e le Church’s solo che invece che automobili tratta artisti e opere d’arte. Le compra e le acquista come fossero balle di cotone o stock di TV taiwanesi. Ascoltare di soppiatto le parole dei galleristi e’ una delle ragioni principali per andare ad Artefiera. Individuate uun gallerista a caso (di solito si muovono flemmatici nel loro ecosistema in attesa dell’estimatore, spesso sono vestiti in maniera ricercata, spessissimo sono accompagnati da una giovane stangona slava in tailleur nero e tacchi a spillo dallo sguardo perso nel vuoto, e insomma e’ difficile sbagliarsi) mettetevi vicino a lui e rimanete ad ascoltare fingendo di guardare una delle opere della sua galleria. Non ve ne pentirete.
La seconda e’ “l’artista”. L’artista in quanto artista ha spesso un cappello improbabile in testa. Puo’ essere un basco stile “quartiere latino” o una coppola a scacchi che fa tanto “Sean Connery”. Oggi ne ho visto uno con un interessante paraorecchie in lana verde su semipelata di capelli grigi. Il mio interesse riguardava il fatto che nei locali della fiera era caldissimo. Mia moglie che e’ di animo migliore del mio ha commentato: dai, magari ha l’otite. Il che puo’ anche essere. L’artista del resto e’ tale anche perche’ e’ insensibile agli effetti climatici sul suo abbigliamento. A lui il global warming non lo tocca proprio. Oppure, in alternativa al copricapo, ha una testa di capelli notevole e scompigliata ad arte, che in fondo anche questo e’ un po’ il suo mestiere. Inutile avvicinarsi all’artista per ascolare commenti sulle sue opere. In genere ha altro da fare che non occuparsi di simili quisquilie. Nel piu’ sobrio stile Cattelan, l’artista contemporaneo quello vero, sa che la sua professione necessita’ di sobrieta’ e mimetismo della parola. Senza le quali del resto descrivere certe opere d’arte sarebbe piuttosto complicato.
La terza categoria di rilievo incrociabile nell’acquario surreale di Artefiera e’ quella dell’entusiasta. L’entusiasta e’ un essere di sesso femminile o maschile, capace di discettare a lungo del periodo di crisi creativa di Jan Fabre (un tizio belga noto per le sue sculture fatte incollando insetti). Per l’entusiasta (altro tipo che merita di essere seguito e ascoltato) perfino le tette finte di Pamela Anderson nelle foto di LaChapelle sono estasi artistica. L’entusiasta plana ad Artefiera in genere accompagnato da qualcuno che entusiasta non e’ al quale poter dire frasi del tipo “Questa opera di Pasqua e’ una delle cose piu’ commoventi che mi e’ capitato di vedere negli ultimi anni” (sentita con le mie orecchie ieri davanti a questo).
Ah dimenticavo: qua e là e’ possibile ammirare anche qualche dipinto di Rosai o Sironi, qualche piccola statuetta di Giacometti o certe grandi tele impazzite di Mattia Moreni. Che e’ poi la ragione (unita a quelle sopra) per cui continuiamo ad andare ad ArteFiera ogni anno.
Questo articolo è stato inviato da Massimo Mantelini.
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Eh l’artista..potevo fare l’artista, c’ho tanti di quei cappelli!
ah ah. hai ragione. che l’arte classica da cavalletto e da arredamento sia soltanto una pagliacciata.
purtroppo, siamo in una società estremamente narcisistica.
i veri artisti? forse gli animatori nel settore del cinema.
professionisti.
l’artista vero, è sobrio, come lei afferma e di solito si nasconde.
penso a leonardo che mai amava mettersi in mostra. a michelangelo, sempre scontento perchè la perfezione gli sfuggiva.
penso ai molti artisti che sono tali per forza di sopravvivenza. manzoni e pollock per esempio.
nel mio piccolo io stesso, dipingere col morso della depressione che ti affligge.
quando l’arte la fai per restare vivo, non pensi neppure a vestirti la mattina e neppure ti frega di metterti in evidenza.
quello di non badare al clima..quello si! concordo..
articolo simpatico ed interessante.
Sempre bello imbattersi in un blog sull’Arte…. saluti
Mi sono divertito moltissimo a leggere l’articolo, avrei voluto qualcosina in più (dicerie) sui galleristi! In realtà, questi grandi artisti di oggi, a me fanno passare la voglia di dipingere.
Vincenzo
sostengo che tra fare “arte” ed essere artista ci sia un oceano;oggi tira di più l’artista e non quello che fa. (che delusione…) Dopo tanti anni che “imbratto”, “modello”, “creo” sono giunto alla conclusione che questo mondo sia diventato, come tu dici, terra fertile per mercanti d’auto che propongono nuovi modelli con assurdi accessori e niente di più. ma ci credo ancora perchè è veramente “con il morso della depressione” come dice andrea che il VERO artista esiste. ciao. paolo