L’opera pittorica di Emilio Tadini, che fu anche scrittore di successo, viene riproposta con un centinaio di opere che vanno dal 1960 al 1985, in una mostra dal titolo «Emilio Tadini 1960-1985. L’occhio della pittura» – che si inaugura martedì 30 ottobre – divisa tra la sede della Fondazione Marconi di via Tadino 15, la Fondazione Mudima e la Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera, dove è esposta una tela di 8 metri del 1978 a suo tempo regalata dall’artista milanese, scomparso nel 2002, all’università di Parma. Seguirà nel 2009 una seconda esposizione dedicata alle opere del periodo 1985-2002.Questa retrospettiva milanese (Catalogo Skira) vede esposte nella Fondazione Mudima le opere del decennio 1965-75. Il percorso parte da «Le vacanze inquiete» e «La famiglia irreale d’Europa», in cui già risaltano le caratteristiche che rimarranno tipiche della pittura di Tadini: il clima fantastico e surreale e la costruzione mentale del soggetto.
Già dalle prime opere si sviluppa anche un’altra peculiarità dell’artista: quella di operare per cicli, in modo da affrontare il soggetto prescelto secondo molteplici punti di vista. Sarà possibile ammirare il primo ciclo, «Le vacanze inquiete» (1965) e quelli immediatamente successivi, «Il posto dei bambini» e «Il giardino freddo». Con «La vita di Voltaire» l’artista volle poi fare un’indagine sulla ragione illuministica, mentre al mondo dei media dedicò «Circuito chiuso». La vita dell’uomo moderno inserita nelle esperienze di massa ispirò invece il ciclo «L’uomo dell’organizzazione».
Tadini (Milano 1927-2002), dopo essersi laureato in lettere, iniziò a scrivere nel 1947 su Il Politecnico di Elio Vittorini, svolgendo anche un’intensa attività critica e teorica sull’arte. Nel 1963 uscì il suo primo romanzo «Le armi dell’amore» (Rizzoli), cui seguirono nel 1980 «L’opera» (Einaudi), nel 1987 «La lunga notte» (Rizzoli), il libro di poesie «L’insieme delle cose» (Garzanti) e nel 1993 l’ultimo romanzo, «La tempesta» (Einaudi). Tadini continuò anche a scrivere d’arte. Dal 1997 al 2000 fu presidente dell’Accademia di Brera. Dalla fine degli anni Cinquanta, affiancò all’attività letteraria anche quella di pittore. La sua prima esposizione personale fu nella Galleria Il Cavallino di Venezia nel 1961. Tadini espose i suoi quadri in tutta Europa, Stati Uniti ed America Latina. Partecipò anche alla Biennale di Venezia del 1976 e 1982.
Le opere del decennio 1975-85 sono esposte presso la Fondazione Marconi. In questo periodo il testo scritto diventò coprotagonista di diversi lavori. «Testo» è infatti il titolo del primo ciclo di questi anni, in cui scrittura e immagine sono messe sullo stesso piano, per sottolinearne la complementarità. Vi furono poi opere dedicate ai maestri del passato: «Michelangelo», «La montagna Saint-Victoire» (soggetto prediletto di Cezanne), «Le mani di Renoir». Un ritorno all’intimità fu rappresentato dal ciclo «Il posto dei piccoli valori», in cui venne lasciato spazio ai piccoli oggetti che scandiscono la vita di ognuno. Agli oggetti subentrò poi la figura umana nel ciclo «Disordine di un corpo classico».
[Fonte Corriere]






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