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	<title>Commenti a: Art Blog - Collabora con noi!</title>
	<link>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/</link>
	<description>Art Weblog</description>
	<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 03:07:52 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Bianca Mele</title>
		<link>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/#comment-65139</link>
		<dc:creator>Bianca Mele</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2010 13:04:10 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/#comment-65139</guid>
		<description>Bellissimo blog e interessante discussione.
Un dipinto antico è una costruzione compatta di strati studiati per accogliere la luce. Ogni operazione ha un suo scopo deposto in un livello microstrutturale, chimico. Il fine è una trasfigurazione onirica del reale. I sogni sono intrisi di una dimensione del tempo che è loro propria; l’arte figurativa cerca di raccogliere questa medesima dimensione, si pone su un piano parallelo a quello della realtà quotidiana. Questo è possibile grazie alla presenza simbolica della luce. L’arte classica è incentrata a riprodurre la luce attraverso il veicolo delle forme apparenti. Non vi è gesto, ne’ espressionismo. L’individualismo scompare. Non è l’artista che deve apparire ma l’arte.
L’arte mira ad essere veicolo di una realtà che trascende il rumore del quotidiano. Nel suo farsi c’è un intimo rapporto tra il tempo e la materia, un rapporto che caratterizza in generale il prodotto artigianale. Non vi può essere un assemblamento ordinato e armonico di materiali se non attraverso l’impiego del tempo per la sua realizzazione. Il materiale diviene, attraverso l’impiego del tempo, materia del manufatto ed è una materia nuova  che si differenzia dal “visto” che ci circonda: ciò che ci circonda viene visto, l’opera d’arte si può toccare con gli occhi. Essa stimola una qualità di percezione che fa da eco alla trasmissione ordinaria del percepibile che riceviamo attraverso i nostri sensi. Il vedere riceve uno stimolo, attraverso l’opera d’arte, che amplifica ed esalta la vista veicolando la comune appercezione ad un livello di attenzione diverso. L’opera d’arte tocca l’anima e il modo di sentire dell’anima. Benché non sia razionalmente spiegabile, sono convinta che il tempo impiegato nel farsi dell’opera, carico di attenzione, costituisca la materia che rende possibile questo veicolarsi del visto al toccato con gli occhi. In sostanza è come se il tempo-attenzione divenisse materiale intrinseco del manufatto, agente sui nostri sensi. Per questi motivi l’arte ha un doppio valore: uno legato ai tempi ed ai luoghi ed uno slegato da essi ed universalmente riconoscibile. Il suo valore legato ai tempi ed ai luoghi si manifesta al livello delle idee: l’illustrato, il soggetto dell’espressione. Per l’arte del periodo classico i soggetti sono, in Italia, prevalentemente di tipo religioso: i santi, la Madonna, la storie della Bibbia e più raramente rimandi alla mitologia classica antica greca e romana. Nell’Italia di adesso, il soggetto prevalente è il disagio, la frammentarietà, l’assenza, il perduto, i barlumi di memoria delle nostre radici ancestrali ed anche un rapporto patologico con la sessualità. Questi temi emergono laddove manca un veicolo forte, che si imponga con potere, come è stato per diversi secoli la struttura religiosa, sia sotto l’aspetto della committenza che imponeva determinati soggetti, sia sotto l’aspetto della forza ispiratrice, che attraverso i simboli religiosi proponeva dei contenuti universali. I contenuti universali, adesso, si sono dipanati nelle singole individualità degli artisti, senza una forza ispiratrice di matrice mistica. Ciò produce un effetto di abbandono, un tentativo  doloroso di saltare sulle proprie ginocchia per raggiungere il lontano intoccabile. E’ evidente ciò anche nella precarietà dei manufatti: essi sono velocemente deperibili se non addirittura ideati per durare un certo lasso di tempo, un giorno, un’ora o il tempo della durata dell’esposizione (happenings, installazioni, performances), laddove una tavola del 1400 ben restaurata emana ancora il suo lustro anche se, dal punto di vista delle idee non ha più potere comunicativo. Tuttavia permane la matrice vera, originaria dell’arte, il suo valore universale che si pone al di fuori delle idee e del piano temporale. Noi usufruiamo di queste opere prevalentemente attraverso i musei, luoghi della conservazione, che raccolgono memorie del passato ma isolano  anche una intera categoria di prodotti in un astuccio che le separa dall’attualità, le dichiara implicitamente dimesse. Io vorrei mescolare tutte le cose, straziare l’antico e il moderno perché l’anima è una e c’è un piano dove tutto dialoga: la performance davanti a un quadro del Crivelli. La precarietà dell’arte contemporanea dal punto di vista conservativo, ha un valore suo implicito, è espressione intrinseca all’opera stessa ed è quindi un elemento naturale dell’opera. Non ha senso, io credo, conservare un opera di Handy Worrol o di  Marcel Duchamp, o di Luciano Fabro, dal momento che le forme da loro proposte si sono riversate nei media e continuamente si ripropongono come linguaggio ai nostri occhi attraverso le pubblicità, la vetrinistica, l’arredamento e quant’altro. Sono parole da loro coniate e riversate nel linguaggio visivo quotidiano. Il loro apporto sta per l'appunto nelle parole. Gli artisti degli ultimi decenni hanno coniato un nuovo linguaggio che tutti abbiamo oramai appreso e tuttavia il mercato dell’arte, attraverso il suo apparato critico ancora parla di nuove tendenze. L’unico elemento nuovo che può esserci è dovuto alla precipua individualità dell’artista, alle sue caratteristiche personali, al suo specifico vissuto ed esperienza che appaiono nel suo linguaggio come traccia della sua unicità di individuo, un individuo tra tanti. Il mercato dell’arte stressa infatti questo aspetto in quanto unico prodotto vendibile: sfrutta parassitariamente la persona-artista, vende l’artista prima ancora dell’opera d’arte.
Una volta incastonato nella corona dell’arte contemporanea e valutato in termini economici il suo prodotto, qualsiasi oggetto d’arte proposto dall’artista, ha un costo che è legato al suo nome e non al prodotto in se stesso. Il mercato dell’arte si muove sullo stile delle operazioni di borsa: le opere d’arte/azioni, vengono immesse sul mercato con un valore economico che è pura astrazione e che segue leggi interne alla macchina economica. La valutazione delle opere d’arte/azioni è guidata dai gestori e finanziatori dell’arte il cui interesse è creare un prodotto con un determinato costo x che possa costituire un investimento durevole e incrementabile nel tempo, resistente all’inflazione e rivalutabile alla morte dell’artista. In contrasto a ciò le opere d’arte moderna e contemporanea hanno problemi di conservazione enormi dovuti alla varietà dei materiali utilizzati e, in molti casi, allo scarso contenuto di sapienza artigianale oltre che dall’essere avulsa dalle intenzioni dell’artista la durabilità del prodotto stesso. 
Un altro segnale interessante si manifesta attraverso il tempo: il tempo separa ciò che è vecchio da ciò che è antico mostrando la differenza con una eloquente immediatezza che non necessita di osservazioni acute o di studi accurati. Un’opera d’arte è antica quando le tracce del tempo non ne oscurano lo splendore: un busto tronco di mani, testa e braccia di una statua di Venere del periodo ellenistico ci stupisce ancora. Un quadro di Malevich ingiallito richiede una capacità di astrazione per scorgerne il significato, necessita di un apparato culturale che ce ne permetta la lettura poiché il suo valore è più intrinseco al piano delle idee piuttosto che al piano della materializzazione di un contenuto mistico proprio perché il contenuto mistico di un quadro di Malevich non è espresso attraverso il fare artigianale ma direttamente attraverso l’idea stessa di misticismo . Può essere la medesima differenza che c’è tra una preghiera reale ed una preghiera recitata. Una preghiera reale accosta a Dio la nostra anima e si pone oltre il tempo; una preghiera recitata è una moneta di scambio, un pagherò, un’intenzione rimandata a momenti migliori, quando saremo più liberi dalla gabbia astratta delle idee e potremo vivere noi stessi.
Molte confraternite monacali hanno posto al centro delle loro pratiche spirituali la produzione di opere d’arte: i monaci ortodossi con le icone, i frati certosini con gli intarsi, i maestri sufi con le calligrafie, i monaci buddisti con i mandala. La caratteristica che accomuna queste diverse espressioni è che la novità in se stessa è assente: la forma è un involucro, è l’idea che contiene il contenuto ed il contenuto è intrinseco al fare. Traspare nell’oggetto come risultato del fare, un fare carico di attenzione, così carico di attenzione che pare quasi una preghiera. Questi manufatti non invecchiano, diventano tutt’al più antichi quando il tempo è trascorso abbastanza a lungo su di essi.
La conoscenza artigianale e l’umiltà dell’anonimato potrebbero costituire una corroborante iniezione di equilibrio nel panorama sociale attuale. Abbiamo bisogno di bellezza e di semplicità. Disassemblare tuttavia un motore così potente e ben funzionante quale il mercato dell’arte è un impresa improponibile e surreale. Tuttavia si può concedere spazio a qualsiasi riflessione sull’arte e si può tentare di sottolineare quegli aspetti dell’arte che la rendono universale non tanto per il fatto che le modalità espressive e gli strumenti culturali sono globalizzati e che quindi i prodotti dell’arte attuali si assomiglino un po’ in tutto il mondo, ma universale nel senso di positiva e propositiva, di esoterica come contenuto e non come forma, di tentativo di armonia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo blog e interessante discussione.<br />
Un dipinto antico è una costruzione compatta di strati studiati per accogliere la luce. Ogni operazione ha un suo scopo deposto in un livello microstrutturale, chimico. Il fine è una trasfigurazione onirica del reale. I sogni sono intrisi di una dimensione del tempo che è loro propria; l’arte figurativa cerca di raccogliere questa medesima dimensione, si pone su un piano parallelo a quello della realtà quotidiana. Questo è possibile grazie alla presenza simbolica della luce. L’arte classica è incentrata a riprodurre la luce attraverso il veicolo delle forme apparenti. Non vi è gesto, ne’ espressionismo. L’individualismo scompare. Non è l’artista che deve apparire ma l’arte.<br />
L’arte mira ad essere veicolo di una realtà che trascende il rumore del quotidiano. Nel suo farsi c’è un intimo rapporto tra il tempo e la materia, un rapporto che caratterizza in generale il prodotto artigianale. Non vi può essere un assemblamento ordinato e armonico di materiali se non attraverso l’impiego del tempo per la sua realizzazione. Il materiale diviene, attraverso l’impiego del tempo, materia del manufatto ed è una materia nuova  che si differenzia dal “visto” che ci circonda: ciò che ci circonda viene visto, l’opera d’arte si può toccare con gli occhi. Essa stimola una qualità di percezione che fa da eco alla trasmissione ordinaria del percepibile che riceviamo attraverso i nostri sensi. Il vedere riceve uno stimolo, attraverso l’opera d’arte, che amplifica ed esalta la vista veicolando la comune appercezione ad un livello di attenzione diverso. L’opera d’arte tocca l’anima e il modo di sentire dell’anima. Benché non sia razionalmente spiegabile, sono convinta che il tempo impiegato nel farsi dell’opera, carico di attenzione, costituisca la materia che rende possibile questo veicolarsi del visto al toccato con gli occhi. In sostanza è come se il tempo-attenzione divenisse materiale intrinseco del manufatto, agente sui nostri sensi. Per questi motivi l’arte ha un doppio valore: uno legato ai tempi ed ai luoghi ed uno slegato da essi ed universalmente riconoscibile. Il suo valore legato ai tempi ed ai luoghi si manifesta al livello delle idee: l’illustrato, il soggetto dell’espressione. Per l’arte del periodo classico i soggetti sono, in Italia, prevalentemente di tipo religioso: i santi, la Madonna, la storie della Bibbia e più raramente rimandi alla mitologia classica antica greca e romana. Nell’Italia di adesso, il soggetto prevalente è il disagio, la frammentarietà, l’assenza, il perduto, i barlumi di memoria delle nostre radici ancestrali ed anche un rapporto patologico con la sessualità. Questi temi emergono laddove manca un veicolo forte, che si imponga con potere, come è stato per diversi secoli la struttura religiosa, sia sotto l’aspetto della committenza che imponeva determinati soggetti, sia sotto l’aspetto della forza ispiratrice, che attraverso i simboli religiosi proponeva dei contenuti universali. I contenuti universali, adesso, si sono dipanati nelle singole individualità degli artisti, senza una forza ispiratrice di matrice mistica. Ciò produce un effetto di abbandono, un tentativo  doloroso di saltare sulle proprie ginocchia per raggiungere il lontano intoccabile. E’ evidente ciò anche nella precarietà dei manufatti: essi sono velocemente deperibili se non addirittura ideati per durare un certo lasso di tempo, un giorno, un’ora o il tempo della durata dell’esposizione (happenings, installazioni, performances), laddove una tavola del 1400 ben restaurata emana ancora il suo lustro anche se, dal punto di vista delle idee non ha più potere comunicativo. Tuttavia permane la matrice vera, originaria dell’arte, il suo valore universale che si pone al di fuori delle idee e del piano temporale. Noi usufruiamo di queste opere prevalentemente attraverso i musei, luoghi della conservazione, che raccolgono memorie del passato ma isolano  anche una intera categoria di prodotti in un astuccio che le separa dall’attualità, le dichiara implicitamente dimesse. Io vorrei mescolare tutte le cose, straziare l’antico e il moderno perché l’anima è una e c’è un piano dove tutto dialoga: la performance davanti a un quadro del Crivelli. La precarietà dell’arte contemporanea dal punto di vista conservativo, ha un valore suo implicito, è espressione intrinseca all’opera stessa ed è quindi un elemento naturale dell’opera. Non ha senso, io credo, conservare un opera di Handy Worrol o di  Marcel Duchamp, o di Luciano Fabro, dal momento che le forme da loro proposte si sono riversate nei media e continuamente si ripropongono come linguaggio ai nostri occhi attraverso le pubblicità, la vetrinistica, l’arredamento e quant’altro. Sono parole da loro coniate e riversate nel linguaggio visivo quotidiano. Il loro apporto sta per l&#8217;appunto nelle parole. Gli artisti degli ultimi decenni hanno coniato un nuovo linguaggio che tutti abbiamo oramai appreso e tuttavia il mercato dell’arte, attraverso il suo apparato critico ancora parla di nuove tendenze. L’unico elemento nuovo che può esserci è dovuto alla precipua individualità dell’artista, alle sue caratteristiche personali, al suo specifico vissuto ed esperienza che appaiono nel suo linguaggio come traccia della sua unicità di individuo, un individuo tra tanti. Il mercato dell’arte stressa infatti questo aspetto in quanto unico prodotto vendibile: sfrutta parassitariamente la persona-artista, vende l’artista prima ancora dell’opera d’arte.<br />
Una volta incastonato nella corona dell’arte contemporanea e valutato in termini economici il suo prodotto, qualsiasi oggetto d’arte proposto dall’artista, ha un costo che è legato al suo nome e non al prodotto in se stesso. Il mercato dell’arte si muove sullo stile delle operazioni di borsa: le opere d’arte/azioni, vengono immesse sul mercato con un valore economico che è pura astrazione e che segue leggi interne alla macchina economica. La valutazione delle opere d’arte/azioni è guidata dai gestori e finanziatori dell’arte il cui interesse è creare un prodotto con un determinato costo x che possa costituire un investimento durevole e incrementabile nel tempo, resistente all’inflazione e rivalutabile alla morte dell’artista. In contrasto a ciò le opere d’arte moderna e contemporanea hanno problemi di conservazione enormi dovuti alla varietà dei materiali utilizzati e, in molti casi, allo scarso contenuto di sapienza artigianale oltre che dall’essere avulsa dalle intenzioni dell’artista la durabilità del prodotto stesso. <br />
Un altro segnale interessante si manifesta attraverso il tempo: il tempo separa ciò che è vecchio da ciò che è antico mostrando la differenza con una eloquente immediatezza che non necessita di osservazioni acute o di studi accurati. Un’opera d’arte è antica quando le tracce del tempo non ne oscurano lo splendore: un busto tronco di mani, testa e braccia di una statua di Venere del periodo ellenistico ci stupisce ancora. Un quadro di Malevich ingiallito richiede una capacità di astrazione per scorgerne il significato, necessita di un apparato culturale che ce ne permetta la lettura poiché il suo valore è più intrinseco al piano delle idee piuttosto che al piano della materializzazione di un contenuto mistico proprio perché il contenuto mistico di un quadro di Malevich non è espresso attraverso il fare artigianale ma direttamente attraverso l’idea stessa di misticismo . Può essere la medesima differenza che c’è tra una preghiera reale ed una preghiera recitata. Una preghiera reale accosta a Dio la nostra anima e si pone oltre il tempo; una preghiera recitata è una moneta di scambio, un pagherò, un’intenzione rimandata a momenti migliori, quando saremo più liberi dalla gabbia astratta delle idee e potremo vivere noi stessi.<br />
Molte confraternite monacali hanno posto al centro delle loro pratiche spirituali la produzione di opere d’arte: i monaci ortodossi con le icone, i frati certosini con gli intarsi, i maestri sufi con le calligrafie, i monaci buddisti con i mandala. La caratteristica che accomuna queste diverse espressioni è che la novità in se stessa è assente: la forma è un involucro, è l’idea che contiene il contenuto ed il contenuto è intrinseco al fare. Traspare nell’oggetto come risultato del fare, un fare carico di attenzione, così carico di attenzione che pare quasi una preghiera. Questi manufatti non invecchiano, diventano tutt’al più antichi quando il tempo è trascorso abbastanza a lungo su di essi.<br />
La conoscenza artigianale e l’umiltà dell’anonimato potrebbero costituire una corroborante iniezione di equilibrio nel panorama sociale attuale. Abbiamo bisogno di bellezza e di semplicità. Disassemblare tuttavia un motore così potente e ben funzionante quale il mercato dell’arte è un impresa improponibile e surreale. Tuttavia si può concedere spazio a qualsiasi riflessione sull’arte e si può tentare di sottolineare quegli aspetti dell’arte che la rendono universale non tanto per il fatto che le modalità espressive e gli strumenti culturali sono globalizzati e che quindi i prodotti dell’arte attuali si assomiglino un po’ in tutto il mondo, ma universale nel senso di positiva e propositiva, di esoterica come contenuto e non come forma, di tentativo di armonia.</p>
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		<title>Di: nextarte</title>
		<link>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/#comment-64379</link>
		<dc:creator>nextarte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 16:24:14 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per questa iniziativa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per questa iniziativa</p>
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		<title>Di: Carlo Falzone</title>
		<link>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/#comment-62543</link>
		<dc:creator>Carlo Falzone</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 09:34:40 +0000</pubDate>
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		<description>Sono Carlo un giocane disegnatore e grafico nello stile fumttistico ho un blog con disegni di generi diversi. Insieme ai disegni vi sono delle riflessioni che completano l'opera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono Carlo un giocane disegnatore e grafico nello stile fumttistico ho un blog con disegni di generi diversi. Insieme ai disegni vi sono delle riflessioni che completano l&#8217;opera.</p>
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		<title>Di: rossello damiano</title>
		<link>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/#comment-61289</link>
		<dc:creator>rossello damiano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 08:56:01 +0000</pubDate>
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		<description>http://rossellodamiano.ning.com/


ARTISTI, GALLERIE E CURATORI D'ARTE. OLTRE 1500 MEMBRI. ISCRIVETEVI SARETE I BENVENUTI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://rossellodamiano.ning.com/" >http://rossellodamiano.ning.com/</a></p>
<p>ARTISTI, GALLERIE E CURATORI D&#8217;ARTE. OLTRE 1500 MEMBRI. ISCRIVETEVI SARETE I BENVENUTI</p>
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	<item>
		<title>Di: stefano</title>
		<link>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/#comment-60954</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:01:31 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.quadreria.com/2007/09/03/art-blog-collabora-con-noi/#comment-60954</guid>
		<description>E TUTTO DA RIFARE E TUTTO DA RIVEDERE E TUTTO DA RIDISCUTERE.
L'ARTE CONTEMPORANEA DEVE SEMPRE RISPECCHIARE LO STATO SOCIALE CULTURALE POLITICO DEL MOMENTO IN CUI VIVIAMO.
QUESTA E LA VERITA TUTTO IL RESTO NON E ARTE CONTEMPORANEA.
UN CORDIALE SALUTO.
STEFANO LUBATTI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E TUTTO DA RIFARE E TUTTO DA RIVEDERE E TUTTO DA RIDISCUTERE.<br />
L&#8217;ARTE CONTEMPORANEA DEVE SEMPRE RISPECCHIARE LO STATO SOCIALE CULTURALE POLITICO DEL MOMENTO IN CUI VIVIAMO.<br />
QUESTA E LA VERITA TUTTO IL RESTO NON E ARTE CONTEMPORANEA.<br />
UN CORDIALE SALUTO.<br />
STEFANO LUBATTI</p>
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