Da 24 anni, ogni estate, la casa rustica di “Via della Rocca” apre le sue porte per ricevere un ospite illustre di Pietrasanta: Fernando Botero, l’artista colombiano più conosciuto al mondo, che dedica i mesi più caldi dell’anno alla scultura in questa piccola cittadina della Versilia.
Pietrasanta è famosa per la sua vicinanza alle Alpi Apuane, da dove si estrae il marmo. Qui, Michelangelo, il genio del Rinascimento, visse per tre anni per aprire le cave di marmo da dove vengono i suoi lavori pù importanti. L’apertura della scuola delle belle arti in questa città nell’800 favorì un incremento nel settore ed una crescita nell’attività scultorea. Oggi Pietrasanta è diventata il paradiso degli artisti che si avvalgono dell’opera delle maestranze locali.
Botero è arrivato puntuale all’appuntamento in una piccola macchina rossa, con occhiali da sole alla John Lennon e la simpatia che lo caratterizza. “Viene spesso alle fonderie a fare un controllo ai lavori – dice Antonio Cardillo, direttore di una delle fonderie dove si fanno le sue opere più grandi – E’ una persona molto precisa, attenta sempre a tutto: alle cere, alle finiture, alle patine. Ricordo che una volta eravamo nella parte finale di un’opera, e quando vide il bronzo quasi finito lo fece fondere ancora perchè non gli piaceva”.
Dopo un breve colloquio con il direttore della fonderia Botero ci ha fatto vedere le opere che erano in processo di finitura.
“Non sapevo di Pietrasanta e l’ho conosciuta nel 1976. Ero venuto a trovare la vedova di un artista amico che era morto e che viveva a Camaiore, vicino a Pietrasanta – ricorda Botero – Sono venuto per la prima volta con il mio gallerista americano Pierre Levai, due mesi dopo aver conosciuto il lavoro delle fonderie ho portato lì il mio primo gesso. Ho comprato casa nell’83, mi sono innamorato del paese e qui passo tutta l’estate”.
Tutti i suoi bronzi sono fatti a Pietrasanta?
“Sì, in Italia realizzo tutto il mio lavoro di scultura. A Pietrasanta lavoro con cinque fonderie. Ho solo alcune opere in una fonderia di Verona, però le altre sono in Toscana. Ho uno studio qui a casa mia, dove faccio le sculture, perchè prima facevo parte del lavoro a Parigi; però trasportare i gessi diventava una cosa difficile”.
In Colombia si fanno dei lavori di questo tipo? “So che ci sono alcune fonderie a Medellin, ma fanno lavori più piccoli”.
Com’è stato il primo contatto con le fonderie?
“Il mio primo lavoro l’ho fatto con la Fonderia Mariani, dopo ho conosciuto altri artigiani e ho cominciato a fondere con loro. Piano piano la richiesta è aumentata e dopo tanto tempo abbiamo un bel gruppo di lavoro”.
Il lavoro artigianale che fanno le fonderie non è semplice e per farlo ci vuole sforzo e precisione. Il maestro Botero, alla fine dell’estate organizza una cena con tutti gli artigiani per ringraziarli del lavoro fatto durante l’anno. Botero è diventato un ambasciatore per i pietrasantesi. Nel 2005 fu dichiarato “cittadino onorario” dal sindaco di Pietrasanta. Le sue monumentali opere danno lavoro a molti artigiani della città. La sua presenza si vede in ogni angolo del paese: il bronzo del Guerriero romano in piazza Matteotti, gli affreschi nella piccola chiesa della Misericordia e le sue opere nei musei della città.
Con un po’ di fortuna è possibile trovare Botero sulle spiagge della Versilia, mentre fa spesa con sua moglie Sophia Vari in uno dei mercatini dell’antiquariato dove ha comprato molti dei quadri della sua casa, in una delle stradine di Pietrasanta o in uno dei suoi ristoranti preferiti: Il Vaticano, Il Gatto Nero o l’Enoteca, dove gli piace festeggiare con i suoi amici l’inaugurazione di qualche mostra.
Lei ha la casa in diversi paesi. Quando dice “voglio andare a casa” a che città pensa?
“La mia casa è a Parigi, ho una casa a New York, uno studio a Montecarlo, la casa in Italia, la casa in Colombia però ho le mie cose a Parigi. In Italia vengo ogni estate e ogni volta che posso faccio visite di un giorno per controllare i lavori alle fonderie”.
Come artista quale considera sia stato il giorno più felice della sua vita?
“Ci sono stati dei momenti di grande emozione; credo che il momento più felice della mia vita sia stato quando ho inaugurato la mostra ai Campi Elisi a Parigi; finora sono stato l’unico artista al mondo che ha realizzato una mostra in questo posto. Ho anche buoni ricordi della mia prima mostra personale in Germania nel 66”.
Lei ha ottenuto il massimo che un artista puo’ desiderare: si considera una persona felice?
“E’ da parecchio tempo che sono felice, senza necessità di avere ciò che ho. Credo che essere felice sia una attitudine di fronte alla vita, vivo lavorando e questo mi dà molta felicità e ho una vita molto gradevole. Penso che la felicità non dipenda dal successo o dalle cose materiali”.
Ricorda l’ultima volta che ha pianto?
“Ho pianto tanto quando morì mio figlio che sono rimasto senza lacrime”.
E’ facile incontrare per le strade ogni tipo di oggetti con i dipinti di Botero. Cosa pensa quando passa accanto ai negozi e vede tazze, biro o grembiulini con le sue opere?
“Penso che sia il prezzo del successo. Non mi dà fastidio perchè credo che non mi causi nessun tipo di danno. Quello che mi ha danneggiato sono i falsi che hanno fatto delle mie opere in Colombia. Portano copie false dei miei bronzi in Europa e mostrano i documenti di espatrio come se fossero i certificati di autenticità delle opere. Questa è una cosa che mi ha causato molti problemi”.
Sono state prese misure di sicurezza per evitare che questo succeda?
“Per fortuna in Francia, e in generale in Europa, conoscono le mie opere e sanno distinguere un originale da un falso. In Colombia la polizia ha cominciato a lavorare in questo senso”.
Cosa pensa dell’arte contemporanea?
“Gli artisti di oggi preferiscono lo “shock” e credono che sia sufficiente provocare scandalo. La povertà dell’arte contemporanea è terribile, però nessuno ha il coraggio di dire che il re è nudo”.
Il lavoro di Botero inizia molto presto al mattino, comunque si prende il tempo per godersi un buon caffè al bar Michelangelo situato nella piazza principale di Pietrasanta a pochi passi da casa sua:
“Viene al mattino – dice il barista – e si prende un caffè nero. Quando ha molto caldo un caffè freddo. A volte viene alla sera con sua moglie e ordina una camomilla”.
Tutti i giornali italiani parlano della mostra a Palazzo Reale, a Milano.
“E’ una mostra di grande importanza perchè ho portato 150 opere e sei bronzi di grandi dimensioni inclusi i dipinti raffiguranti il carcere di Abu Ghraib di cui tanto si è parlato. E’ una delle mostre più importanti che ho realizzato in Italia; credo verrà un gran numero di persone”.
Tanti viaggi, lavoro, stress: qualche volta ha detto “basta, mi ritiro, vado in pensione”?
“No, non ho mai conosciuto un artista che dica vado in pensione. L’arte è una passione e credo che morirò con un pennello in mano”.
Intervista curata da L. Velazquez per Libertà
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Botero è per sua fortuna, da configurarsi nel grande e strategico giro del mercato internazionale dell’arte, in pratica un sistema che mette in fila: critici, galleristi, mercanti, collezionisti, operatori pubblici, che possono fare il bello ed il cattivo tempo.
Il sistema dell’arte non premia le capacità individuali. A seconda delle situazioni prevale la moda gonfiata dai media, l’arte è considerata un prodotto come una merce che in quanto tale può rientrare nelle logiche del mercato. Preoccupa la non sensibilità delle Istituzioni Locali non investano nelle risorse artistiche del territorio, per creare luoghi, eventi, esperienze che permettano di crescere, di confrontarsi, di divulgare..Nella complessità di tutte queste questioni, rimango con la convinzione che l’artista è ben altro rispetto ad una galleria, o al grande e strategico giro del mercato internazionale dell’arte. E’ un intellettuale ed un poeta perchè quello che conta è il suo tessuto culturale, l’impegno individuale ed il talento in quanto uomo libero creativo che lavora per se stesso e la comunità dove vive.