L’italia perde un grande maestro.
Emilio Vedova è morto ieri a Venezia all’età di 87 anni. Era tra i massimi protagonisti della stagione dell’astrattismo novecentesco e fin dai primi anni ’50 ha sempre sostenuto di fare della pittura “un luogo, soltanto, di schermaglia di stile”. Maestro di grande talento, ha concepito la pittura come “confessione, diario, mezzo di scandaglio o di protesta, messaggio” (Russoli).
Nei suoi impianti pittorici prevale il segno nero, violento, energetico, nel quale s’intravede la sua indignazione, il coraggio, la passione intensa e sofferta. Il nero rimarrà negli anni il suo colore, accostato al bianco che è definizione di luce bruciata. All’interno di quell’insieme sovente appare un rosso che è squarcio, traccia, ferita. E’ stato uno un protagonista internazionale dell’arte, in modo particolare in Germania, dove le sue esposizioni non si sono mai interrotte a partire dagli anni ’50.
In Italia, tante mostre, la partecipazione alla Biennale di Venezia; si ricorda il grande allestimento al Castello di Rivoli nel ’98 in cui, negli immensi spazi, la sua vocazione “all’oltre” trovò una perfetta risposta. Ogni opera di Vedova è un’esplosione di segni, aspri e notturni, dolenti di figure stremate, mistero metafisico, pittura che passa attraverso il filtro della sua personalità che rimarrà nobile testimonianza nella memoria della storia dell’arte italiana.
di Stefano Rollero
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[...] Ieri è scomparso Emilio Vedova, per chi non se ne intende d’arte leggetevi chi era quest’uomo, un’uomo che ha dato tanto alla pittura italiana. “il suo genio spaziava oltre il quadro e questo finì per uscire da se stesso e invadere lo spazio, propagare la sua furia tragica, capace di minare per far rinascere”. emilio, vedova, arte, pittura, italia [...]
è stato e sarà il padre di tutti noi artisti che si muovono con il linguaggio astratto/informale.
Personalmente devo a lui molto.
Mi ha coinvolto e sconvolto con il suo gesto energico, dirompente.
I suoi neri graffiati testimoniavano il luttuoso per una società cieca, inconsciamente vissuta dentro l’uomo, i suoi viola quasi come livido dei colpi giornalieri che l’essere umano assorbe.
Ma quasi sempre nelle sue opere apparivano i gialli che in contrasto con i bianchi palesavano lo spiraglio di luce che voleva significare speranza.
Una speranza che lo stesso a rifiutato fino alla fine, forse solo per mantenersi dignitoso di un credo sempre messo in discussione.
Ora spero che quel SIGNORE DEL PIANO DI SOPRA, molto buono, ti ha dato una tela e con i colori del firmamento tu possa dipingere quegli angeli da te tanto osannati.
Grazie Emilio per essere stato VEDOVA
[...] proposte? Consentitemi di iniziare sul sicuro, fornito dal Padiglione Venezia con “Omaggio a Vedova. Dialogo con Baselitz”. Due nomi che non si discutono con una scultura pittorica di Vedova [...]