Omar Ronda, Alex Angi, Carlo Rizzetti, Kikko, Marco Veronese, Renzo Nucara e William Sweetlove, sono i nomi di tutti e sette gli artisti della Cracking Art, movimento d’avanguardaria la cui mostra sta per aprire battenti alla Galleria Glauco Cavaciuti di Milano, dove le 48 opere esposte, tutte rigorosamente in plastica, rappresentano la sommatoria delle più significative opere di ogni artista eseguite tra il 2004 ed il 2005.
Il gruppo, fondato da Omar Ronda, nasce il 30 maggio 1993 e, fin dalla scelta del nome – cracking è detto infatti il processo tecnologico della scissione molecolare tra naturale ed artificiale – manifesta la volontà di stravolgere radicalmente la concezione artistica mondiale, con un forte impegno sociale ed ambientale espresso attraverso l’uso rivoluzionario e innovativo di materie plastiche riciclate.
E’ la stessa Martina Corgnati, curatrice del volume Cracking Art nascita di un’avanguardia (pubblicato da Mazzotta), a dire/affermare che il gruppo focalizza l’attenzione sull’elemento chiave che determina l’articolazione del potere sul nostro pianeta: il petrolio, che secondo loro, non è né “cattivo” né “buono”, esso è il deposito della memoria di tutta la sostanza organica del pianeta, in quanto è composto da infiniti organismi vegetali e animali sedimentati sotto la crosta terrestre nel corso di milioni di anni; è quindi depositario dell’essenza stessa della storia come filogenesi.
La plastica, derivata dal petrolio, conserva in forma sintetica le stesse caratteristiche e pertanto a sua volta non è né “cattiva” né “buona” : dipende dall’uso che se ne fa.
Gli esponenti del Cracking Art Group, detti anche ‘Crackers’, mirano a farne un uso buono riciclandola, e cioè recuperandola e sottraendola al ciclo del rifiuto, dello scarto, dell’accumulo invasivo o della distruzione tossica e devastante per l’ambiente. Inoltre ne fanno un uso ‘fuori luogo’ creando con essa opere e installazioni connotate da una nuova sensibilità nei confronti della natura.
Per tutti loro – continua la Corgnati – si tratta di giocare sull’incerto rapporto tra naturale e artificiale, tra vero e falso, con operazioni di ricostruzione sintetica della natura, di alterazione, metamorfosi e clonazione.
E l’impegno ecologico nel mondo attraverso l’arte comporta naturalmente anche il reciproco, ossia l’impegno nell’arte attraverso il mondo, per cui la loro opera non è puramente edonistica o decorativa, ma militante e provocatoria, come del resto lo è sempre stata l’arte delle avanguardie storiche, dal cubismo al dadaismo fino al nouveau réalisme ad alla pop art.
Certo, perché nel loro lavoro i Crackers non esitano a sfiorare consapevolmente il kitsch, manifestando sempre una componente vivacemente ironica e autocritica, citando o facendo il verso ai maestri del passato più o meno lontano, da Leonardo a Warhol, ma anche sbeffeggiando l’ottimismo consumistico della società che ci circonda e al quale nessuno di noi può sfuggire.
Sarà possibile visitare la mostra dal 24 Marzo al 30 Aprile 2006
presso la Galleria Glauco Cavaciuti in
Via Vincenzo Monti 28
tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.00
e dalle 14.30 alle 19.30
Per info 02 481258
Articolo di di Antonia Opipari
[Fonte Voce di Milano]






[...] plastica, frutto del Cracking catalitico (da cui il nome) che trasforma il petrolio in plastica, ha in sé le radici di una storia [...]