Curiosità

Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria Intervista con Valerio Berruti

Mercoledì 1 Marzo 2006 | Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria | Nessun Commento


Riportiamo la seguente intervista ad uno dei giovani artisti più interessanti del momento: Valerio Berruti.
Intervista tratta da Exibart.com grazie a P. Guaglianone per la collaborazione.


valerio Berruti nel suo studio Fare l’artista e comprarsi una chiesa. Semplice, no? Ecco i sogni (realizzati) di Valerio Berruti, anima (e corpo) nelle Langhe e sguardo che arriva fino a New York. Con qualche nome da segnalare…

24 Febbraio 2006
Bella la tua chiesa-studio…
Sì. Lavoro a Verduno, in una chiesa sconsacrata del ‘600 immersa nelle Langhe, dove sono cresciuto artisticamente. L’ho acquistata nel 1996, realizzando un sogno. Poi il faticoso restauro. Penso che sia la cosa a cui tengo di più. Senza di lei non esisterebbe la mia poetica.

Addirittura…
Sì, sono molto legato alla mia terra.

Però ora sei a New York!
Sto realizzando nuove opere per la mia prossima mostra alla Esso Gallery. Trovo che questa metropoli così frenetica e ricca di eventi abbia influenzato positivamente la mia ultima produzione.

Mai pensato di fare altro nella vita?
Mai. Quand’ero piccolo e mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo che soltanto due cose mi interessavano: fare l’artista e comprarmi una chiesa.

La tua formazione?
Ho frequentato il liceo artistico e poi mi sono laureato in critica d’arte a Torino. Ma la vera formazione arriva dalle letture, dai viaggi e dalle esperienze di vita.

Artisti di riferimento?
Ho amato moltissimo e amo tuttora Giotto, Morandi, Rotkho, Nara, Boetti, Schiele, Mattotti, Dzama.

Come racconteresti il tuo lavoro a chi non lo conosce affatto?
Credo moltissimo nel fatto che l’arte debba poter parlare a tutti. Cerco di dire delle cose senza urlare, cercando di parlare con un linguaggio sincero e personale. A dir la verità non sono capace di sintetizzare in poche parole quello che faccio.


233t Intervista con Valerio Berruti



Pensierino politico?
Mio padre mi ha insegnato che fra due gabinetti bisogna scegliere quello che puzza meno.

Chi senti di dover ringraziare?
La mia ragazza, Maria Chiara, che mi sta aiutando molto in tutto quello che sto facendo.

Un tuo autoritratto fuori dai denti?
Penso di avere un sacco di difetti, ma ho sempre cercato di fare solo le cose in cui credevo con entusiasmo e professionalità. Sono caparbio. Un difetto ce l’ho: l’egocentrismo.

Di quale mostra vai più orgoglioso?
Forse di quella da Ermanno Tedeschi a Torino. Primary è stato un progetto sviluppato nel tempo, molto elaborato. Tutto in questa mostra è stato fatto come avevo sognato. Il progetto è stato accompagnato da un artbook edito da Charta.

Una personale che nasce da lontano…
Sì, l’idea di dipingere delle scolaresche l’ho avuta tanto tempo fa. Ho raccolto per anni foto di persone care ritratte nella classica posa di fine anno, realizzando centinaia di lavori preparatori concretizzati in una raccolta di venti affreschi, pochi disegni su cartone e foto rielaborate con la pittura.

Uno o più nomi che meritano maggiore attenzione, tra gli artisti del momento?
Flavio Flavelli. Secondo me ha tutti i requisiti per diventare un grande artista internazionale. Poi trovo molto interessante il lavoro di due giovani scultori che abitano in un paesino del cuneese: Isola&Norzi. Ancora: Massimo Gurnari e Pierluca Cetera, mio grande amico.

Chi, invece, non è all’altezza della posizione che ricopre?
Chiunque occupi un posto è perché in qualche modo lo merita.

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