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Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria L’arte di Mirò in mostra a Mondovì. Esposte cinquanta opere

Martedì 18 Ottobre 2005 | Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria | 3 Commenti


 Larte di Mirò in mostra a Mondovì. Esposte cinquanta opereopera di J.Mirò

MONDOVI’ (CN) – Oltre cinquanta opere, alcune inedite. Mondovì inaugura domani, nell’ex chiesa di Santo Stefano la mostra “Joan Mirò: la forma e il segno. Pittura, scultura e paesaggio” nell’ex chiesa di Santo Stefano. Un’occasione imperdibile per tutti gli amanti dell’arte contemporanea, per ammirare le opere del dell’artista Catalano, in ogni sua espressione, dalla scultura al disegno.


Tra le opere inedite esposte a Mondovì, nella mostra allestita dalla Fondazione della Cassa di risparmio di Cuneo per celebrare i 150 anni dell’istituto bancario, gli studi dedicati al giardino, che Mirò chiamava “Il Labirinto”.


La mostra, in via Sant’Agostino 24, è ad ingresso libero. Aperta anche al mattino nel week-end.



 Larte di Mirò in mostra a Mondovì. Esposte cinquanta opereuna foto dell’artista

Chi è Joan Mirò?
In un suo quadro tutto bianco dipinse solo una macchia azzurra e vi scrisse
vicino:


“Questo è il colore dei miei sogni”


Joan Mirò, ritenuto una delle principali figure artistiche del XX secolo, nasce a Barcellona il 20 aprile 1893. La prima fase della sua formazione artistica ha luogo in questa città. Verso la fine degli anni Venti l’artista vive una crisi di espressione e formula di desiderio di assassinare la pittura.


Inizia una fase di ricerca con l’impiego di materiali e di supporti nuovi.



 Larte di Mirò in mostra a Mondovì. Esposte cinquanta operetecnica mista su carta di J.Mirò

Realizza i primi collage e le prime costruzioni. Nel 1936, con lo scoppio della guerra civile spagnola, Mirò si trasferisce in Francia.
Le sue pitture si popolano di immagini tragiche e mostruose, in protesta per gli eventi bellici.
Nel 1940, quando l’esercito del Terzo Reich invade la Francia, Mirò si rifugia in Spagna. Getta le basi di un nuovo lessico, caratterizzato dalla presenza di astri, uccelli e donne, che costituiscono il linguaggio della maturità di Mirò.
Negli anni Quaranta comincia a dedicarsi alla ceramica e alla scultura in bronzo, e intensifica il lavoro nei campi della litografia e dell’incisione.
Nel 1956 lascia Barcellona e si trasferisce definitivamente a Palma di Maiorca, dove Josep Lluis Sert gli costruisce un grande atelier. Nel 1958 riceve il Guggenheim International Award per i murales del palazzo dell’UNESCO, a Parigi. Retrospettive di Joan Mirò sono allestite in tutto il mondo: New York, Los Angeles, Parigi, Londra, Zurigo, Tokio, Kyoto, Barcellona…Joan Mirò continua a lavorare nel suo atelier di Palma di Maiorca fino alla morte, avvenuta il 25 dicembre 1983.


Il mondo immaginifico (e allo stesso tempo reale, perché in esso e’ possibile riconoscere, sebbene spogliati dal superfluo, la luna, le stelle, gli alberi, gli animali e gli uomini) creato da Mirò, a partire dalla seconda metà degli Anni Dieci del secolo scorso – un mondo in cui poesia e visionarietà si mescolano in maniera inscindibile – è ormai il nostro mondo, nel senso che quei segni e quei colori sono parte integrante del nostro modo di pensare per immagini.
Sono il simbolo di un approccio alla vita, problematico si ma anche ottimista, in cui il sogno e la realtà offrono all’uomo l’opportunità’ per superare le oggettive difficoltà del vivere qui ed ora. Ma soprattutto l’opportunità’ per conoscere e comprendere se stessi e gli altri. Il sogno e il suo alfabeto evocativo.
Il mondo reale nella pittura dell’artista catalano diventa, infatti, una sorta di palcoscenico animato da strani esseri partoriti dalla fantasia, ma che con la realtà hanno un diretto rapporto di familiarità. Il quadro, cioè, diventa uno specchio che, però, riflette poeticamente trasfigurata la realtà di ogni giorno con i suoi naturali dolori e le sue gioie.




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