Biografia
Giorgio de Chirico
1888-1890
Giorgio (o più esattamente Joseph, Maria, Albertus, Georgius) de Chirico
nasce a Volos (Tessaglia) il 10 luglio 1888, da Evaristo, figlio del barone
di origini siciliane Giorgio Filigone de Chirico, rappresentante del Regno
di Sardegna a Costantinopoli, e da Gemma Cervetto, nobildonna genovese. Il
padre, ingegnere ferroviario, è impegnato nella costruzione della ferrovia
della Tessaglia.
1891-1898
Nel marzo 1891 muore Adelaide, sorella maggiore di Giorgio. In agosto nasce
ad Atene (dove la famiglia de Chirico si è temporaneamente trasferita)
il fratello Andrea (che prenderà lo pseudonimo di Alberto Savinio
dal 1914). Nel 1896 i de Chirico rientrano a Volos, dove risiederanno fino
al 1899, e qui Giorgio prende le prime lezioni di disegno dal pittore greco
Mavrudis, poi da Carlo Barbieri e dallo svizzero Jules-Louis Gilliéron,
specializzato nel dipingere antiche rovine.
1899-1905
La famiglia de Chirico rientra ad Atene dove il padre segue la costruzione
della linea ferroviaria Atene-Salonicco. Giorgio frequenta il Liceo gesuita
Leonino di Atene, ma solo per un breve periodo, per tornare poi a maestri
privati. I due fratelli studiano l’italiano, il tedesco, il francese, la
musica, soprattutto Andrea, e fanno esercizi ginnici. Nel 1900 dipinge
il suo primo quadro, una natura morta con limoni. Giorgio si iscrive al
Politecnico frequentandolo dal 1903 al 1906. Segue i corsi di disegno di
Costantino Volonakis e Giorgio Roïlos, poi il corso di pittura nella
classe del pittore ritrattista Georges Jakobidis, proveniente dall’Accademia
di Monaco. Qui si lega di amicizia con tre giovani artisti: Stavros Kanzikis,
Dimitrios Pikionis e Giorgio Bousianis. Nel maggio del 1905 muore il padre.
1906-1909
Nel settembre 1906 la madre decide di lasciare la Grecia. Dopo due brevi soste
a Venezia e a Milano, in ottobre la famiglia de Chirico si trasferisce
a Monaco, dove Giorgio frequenta l’Accademia di Belle Arti nella classe
del professor Gabriel Ritter von Hackl, mentre Andrea continua i suoi studi
di musica. Giorgio studia con molto interesse Arnold Böcklin e Max
Klinger e legge Friedrich Nietzsche, Arthur Schopenhauer, Otto Weininger.
Si lega di amicizia con un collega, Fritz Gartz. Il 12 dicembre, con una
lettera, chiede di partecipare alla Biennale di Venezia del 1907.
Nel febbraio-marzo 1907 la madre rientra in Italia con Andrea, che deve
perfezionare gli studi musicali, e si trasferiscono prima a Roma e poi
a Milano (in via
Petrarca). Giorgio rimane a Monaco e continua i suoi studi. Visita musei e
pinacoteche. Segue le lezioni di pittura del professor Carl von Marr. Tra il
16 luglio e il 3 ottobre 1908 Giorgio raggiunge la madre e il fratello, prima
sul lago di Garda e poi a Milano per le vacanze estive; in questo periodo dipinge
i primi quadri di ispirazione Nabis (simbolismo francese) e böckliniani.
Rientra in Germania ai primi di ottobre.
Nella tarda estate del 1909 si trasferisce a Milano, in via Petrarca. Nel mese
di ottobre compie un viaggio a Firenze e a Roma, di cui scrive all’amico Fritz
Gartz rimasto a Monaco. Legge molto, soprattutto Nietzsche.
1910
In gennaio Giorgio e Andrea si trasferiscono a Firenze (in via Lorenzo il Magnifico,
mentre il loro studio è in viale Regina Vittoria, oggi viale Don
Minzoni). Giorgio cade preda di una crisi depressiva, e in autunno soggiorna
a Vallombrosa, un paesino sopra Firenze, per curarsi. A Firenze rimane
impressionato dall’architettura di Brunelleschi e ricomincia a studiare
con fervore Nietzsche. Dipinge il suo primo quadro metafisico: Énigme
d’un après-midi d’automne.
1911
Il 15 gennaio Andrea e la madre arrivano a Monaco per il concerto di Andrea,
ma vi restano per breve tempo: Andrea parte per Parigi, la madre torna
a Firenze. Giorgio fa un nuovo viaggio a Roma tra aprile e maggio. Il 14
luglio Giorgio e la madre raggiungono Andrea a Parigi dopo una breve visita
a Torino (dalla sera dell’11 luglio alla mattina del 13); la sosta a Torino
rievoca a Giorgio la permanenza in questa città di Friedrich Nietzsche
nel 1888, sino all’esplosione della follia, e numerosi particolari architettonici
di Torino, tra cui la Mole Antonelliana, la torre nel cortile di Palazzo
Carignano e il monumento equestre di Carlo Alberto, diverranno temi iconografici
della sua pittura. Nel corso di quest’anno la famiglia de Chirico cambia
residenza cinque volte, in varie pensioni, poi in 43, rue Chaillot. Anche
per questi continui spostamenti Giorgio soffre di leggeri disturbi psicosomatici,
per cui decide di trascorrere un breve periodo di cure a Vichy (fine di
settembre e inizio di ottobre). Il fratello comincia a intrecciare rapporti
con l’ambiente musicale e artistico parigino, e soprattutto con il famoso
critico musicale greco Michele Demetrio Calvocoressi.
1912
L’Arianna addormentata, vista in passato a Firenze nelle collezioni medicee,
e la copia dell’originale antico dei Musei Vaticani eseguita da Corneille
Van Clève nel 1688, vista all’inizio di quest’anno nei giardini
di Versailles, impressionano profondamente de Chirico, aprendogli nuove
prospettive nell’ambito dell’iconografia metafisica. Il 2 marzo torna a
Torino per adempiere ai suoi obblighi militari, ma bastano pochi giorni
da soldato per convincerlo a sottrarsi alla leva, fuggendo dalla caserma
diretto a Parigi.
In ottobre Giorgio partecipa per la prima volta a una mostra: al Salon
d’Automne al Grand Palais, grazie all’interessamento di Michele Demetrio
Calvocoressi
che lo presenta al pittore Pierre Laprade, un membro della giuria del Salon.
Espone Autoportrait e le due composizioni Énigme de l’Oracle e Énigme
d’un après-midi d’automne. Viene notato dai critici Louis Vauxcelles
(«Gil Blas», 30 settembre), Roger Allard («La côte»,
18 ottobre) e Francis de Miomandre («Les Arts et les Artistes»).
Forse pensando di riprendere gli studi accademici interrotti a Monaco, prende
dimora in 43, rue Mazarine, vicino a rue Bonaparte, dove ha sede l’École
des Beux-Arts. Teste e calchi in gesso dell’Accademia appaiono come nuova componente
metafisica nei suoi quadri.
1913
In marzo espone al Salon des Indépendants tre dipinti: Mélancolie
du départ, Énigme de l’heure e Énigme de l’arrivée
et de l’aprés-midi. È notato da Picasso e da Guillaume Apollinaire,
durante la loro visita al Salon. Insieme i due vanno a cercarlo nello studio,
ingombro di opere che li entusiasmano. Scrivono di lui in termini estremamente
elogiativi Louis Vauxcelles (su «Gil Blas», 18 marzo) e Roger Marx.
Frequentando Apollinaire conosce Ardengo Soffici, Fernand Léger, Constantin
Brancusi, Max Jacob, André Derain e Georges Braque ed è introdotto
nella rivista «Soirées de Paris» con Andrea. In ottobre
Apollinaire organizza con de Chirico una presentazione-visione delle sue opere
(una trentina di tele) presso lo studio dell’artista, in 115, rue Notre-Dame-des-Champs.
Il 9 ottobre Apollinaire scrive di de Chirico su «L’Intransigeant» e
su altre riviste a cui collabora facendo uso del termine "metafisico".
In novembre de Chirico espone al Salon d’Automne (al Grand Palais) Portrait
de Mme L. Gartzen, La Mélancolie d’une belle journée, La Tour
rouge, Étude. Vende il suo primo quadro (probabilmente La Tour rouge
o La Mélancolie d’une belle journée) a un collezionista di Le
Havre, Olivier Senn. Verso la metà di novembre, grazie ad Apollinaire,
de Chirico conosce Paul Guillaume, il suo primo mercante, e si lega a lui con
un contratto di cento franchi al mese per la sua produzione artistica. Riprende
gli studi di Arthur Schopenhauer.
1914
In marzo espone, al Salon des Indépendants, La nostalgie de l’infini,
Joies et énigmes d’une heure étrange, Énigme d’une journée.
Dipinge il famoso ritratto di Apollinaire e glielo dona: il poeta gli dedicherà Océan
de Terre (1915).
In maggio Savinio tiene un concerto per le Soirées de Paris. Apolinaire
lo recensisce ampiamente. Ardengo Soffici scrive dei due fratelli de Chirico
per la prima volta su una rivista italiana («Lacerba», 1° luglio
1914). In agosto inizia la guerra, Apollinaire parte per il fronte, il gruppo
di amici di de Chirico si disperde, Braque e Derain lasciano la Francia. In
novembre Guillaume mette in contatto de Chirico con Alfred Stieglitz, gallerista
di New York, che forse alla fine di quest’anno o all’inizio del ‘15 gli organizza
una personale nella sua galleria di New York ("Galerie 291"), ma
non si hanno notizie certe in proposito. Lo studio è trasferito in 9,
rue Campagne-Première, in una Casa degli Artisti a poca distanza dall’atelier
di Fernand Léger e di altri protagonisti dell’avanguardia, tra cui il
fotografo Eugène Atget. Inizia l’ultimo ciclo iconografico parigino
con i Manichini.
1915-1916
Nel maggio del 1915 de Chirico e Savinio rientrano in Italia e si presentano
alle autorità militari. Sono destinati in un primo momento al distretto
di Firenze e poi trasferiti a Ferrara (27° Reggimento di Fanteria Caserma
Pollastrini). Qui de Chirico ricade in una crisi depressiva: viene riconosciuto
inabile e gli assegnano un lavoro sedentario, presso l’Ospedale Militare
Villa del Seminario. La madre li raggiunge a Ferrara, dove allogiano presso
diverse famiglie amiche. De Chirico mantiene i contatti con Guillaume,
con il quale rinnova il contratto. I quadri rimasti a Parigi furono affidati
a Giuseppe Ungaretti, che aveva affittato lo studio di rue Campagne-Première.
Ungaretti ne vende alcuni ad André Breton, i rimanenti, insieme
a oggetti e documenti di de Chirico, li affida a Jean Paulhan, scrittore
e poeta amico di Apollinaire, che abitava nella stessa via. Ungaretti fu
pregato da de Chirico di occuparsi, insieme a Paulhan, della vendita dei
quadri. Lo studio di de Chirico era già stato visitato nell’ottobre
del ‘15 dalla madre, che si era recata a Parigi appositamente per consegnare
a Guillame alcuni quadri e per mandare in Italia quelli che Giorgio desiderava
tenere per sé.
De Chirico è in contatto con l’ambiente dada; scrive a Zayas, al quale
invia un disegno per la rivista dada «291». A Ferrara conosce il
poeta futurista Corrado Govoni, al quale dedica la poesia Il signor Govoni
dorme, e Filippo de Pisis, che scrive su di lui il primo articolo monografico,
sulla «Gazzetta Ferrarese», l’11 ottobre 1916. Frequenta i poeti
e i pittori del Gruppo di Ferrara; sempre grazie a Govoni conosce Ravegnani,
De Paoli, Luppis, Neppi ed Elvira Fabbri, con la quale ha una relazione, disapprovata
da sua madre. L’artista percepisce il fascino di Ferrara, città dalla
tradizione esoterica e alchemica, con un’importante comunità ebraica.
Sempre nel 1916 iniziano i contatti, tramite Ardengo Soffici, con Carlo Carrà,
che gli scrive il 26 febbraio, e a cui de Chirico risponde il giorno successivo.
1917
Tristan Tzara chiede un quadro all’artista per la prima mostra dada a Zurigo
alla Galleria Corray, a cui però non partecipa, forse a causa di
un disguido con Guillame. È invece presente a una mostra di grafica
a Zurigo (Ausstellung von Graphik, Broderie, Relief, Galerie Dada, maggio)
e regala un disegno a Tzara. «Dada II» pubblica, nel numero
di dicembre, la riproduzione di Le Mauvais génie d’un roi.
Dalla fine di gennaio alla primavera de Chirico trascorre un periodo di
cura all’Ospedale Militare di Ferrara (Villa del Seminario), per malattie
nervose,
dove è ricoverato anche Carlo Carrà. Con lui, con Savinio (ancora
soldato a Ferrara, prima di esser trasferito in Macedonia come traduttore)
e con Filippo de Pisis discute frequentemente di problemi artistici. Nasce
così quel gruppo di artisti che sarà definito in seguito Pittura
Metafisica. De Chirico comincia i primi Interni metafisici, i Grandi Metafisici,
la serie di Ettore e Andromaca, Il Trovatore e Le Muse Inquietanti. Dal 9 al
12 aprile partecipa a una collettiva di opere della collezione Léonide
Massine nel foyer del Teatro Costanzi di Roma in occasione dei Balletti Russi.
Tramite il pittore ferrarese Roberto Melli, conosce Mario Broglio, il quale
fonderà, assieme a Edita Broglio, la rivista «Valori Plastici»,
destinata ad assumere un ruolo di primaria importanza nell’ambiente artistico
italiano del dopoguerra. De Chirico collabora a «L’Avanscoperta»,
a «La Brigata», diretta da Bino Binazzi, su cui pubblica disegni,
a «La Ghirba», rivista militare fondata e diretta da Ardengo Soffici.
In dicembre compie un viaggio a Parigi, dove incontra Paul Guillaume e gli
porta quadri dipinti a Ferrara.
1918
De Chirico, pur abitando ancora ufficialmente a Ferrara, in realtà è spesso
presente a Roma, dove infine si trasferisce con la madre, alloggiando al Park
Hotel, pur mantenendo rapporti con gli amici ferraresi. In maggio espone alla
I Mostra d’Arte Indipendente, alla Galleria dell’Epoca, a cui partecipano anche
Carlo Carrà, Enrico Prampolini, Vincenzo Riccardi, Ardengo Soffici,
Ferruccio Ferrazzi. La mostra viene segnalata dalla rivista «De Stijl».
A Parigi de Chirico continua a suscitare interesse: Guillaume Apollinaire (che,
ispirato dalla sua pittura, conia il termine "surreale"), Pierre
Albert-Birot scrivono di lui e della sua influenza sui giovani pittori italiani.
Paul Guillaume presenta e commenta sue opere al teatro Vieux Colombier di Parigi,
il 10 novembre, in occasione di una manifestazione organizzata dal gruppo dada "Art
et Liberté". Jean Cocteau vede per la prima volta i suoi quadri.
Realizza il primo Autoritratto "classico". Il 15 novembre esce il
primo numero di «Valori Plastici», a cui collaborano anche Carlo
Carrà, Alberto Savinio, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi e altri artisti
e critici stranieri. In questo primo numero de Chirico pubblica Zeusi l’esploratore
e successivamente scritti teorici sulla metafisica.
1919-1920
Appare su «Noi», rivista diretta da Enrico Prampolini. Nel febbraio
del 1919 ha luogo la sua prima mostra personale a Roma, alla Casa d’Arte Bragaglia.
In questa occasione de Chirico pubblica lo scritto Noi Metafisici su «Cronache
d’attualità». La mostra ha scarso successo, de Pisis è il
solo a recensire positivamente l’esposizione (Disegni di Giorgio de Chirico, «La
Provincia di Ferrara», 21 febbraio), mentre Roberto Longhi la stronca
(Al dio ortopedico, «Il Tempo», 22 febbraio). Frequenta Armando
Spadini, Riccardo Bacchelli, Vincenzo Cardarelli, e il salotto di Olga Signorelli.
A Roma è prima ospite dello studio di Arturo Martini, poi ne divide
uno con Domenico Bertoli, in via degli Orti d’Alibert. In autunno stipula con
Mario Broglio un contratto per l’esclusiva della sua opera pittorica e letteraria.
Esce la prima monografia su di lui (Giorgio de Chirico. 12 tavole in fototipia
precedute da giudizi critici, Edizioni di Valori Plastici, Roma), comprendente
un’antologia di scritti di Ardengo Soffici, Guillaume Apollinaire, André Salmon, Étienne
Charles, Roger Marx, Maurice Raynal, Carlo Carrà, Giovanni Papini, Jacques-Émile
Blanche, Louis Vauxcelles.
André Breton ne farà una recensione entusiastica l’anno successivo
sul n° 11 di «Littérature», 28 gennaio 1920, e sia lui
che Paul Éluard entrano in relazione epistolare con de Chirico. Theo
Van Doesburg recensisce «Valori Plastici» su «De Stijl».
Fin dai primi mesi dell’anno, de Chirico ha riscoperto il museo e ha iniziato
a fare copie dai maestri italiani del Rinascimento.
Nel marzo 1920 espone per la prima volta a Milano partecipando alla collettiva
per l’inaugurazione della Galleria Arte, presentata da Margherita Sarfatti.
1921
Vive tra Roma (dove usa come recapito la redazione di «La Ronda»),
Firenze (ospite di Giorgio Castelfranco, un giovane studioso d’arte suo ammiratore)
e Milano. A Firenze studia la tecnica della tempera e della pittura su tavola.
Il pittore russo Nicola Locoff lo inizia ai segreti della tempera grassa verniciata.
Partecipa a varie collettive (Ginevra, Parigi, Berlino).
Dal 29 gennaio al 12 febbraio ha luogo la sua prima personale a Milano, sempre
alla Galleria Arte: espone opere metafisiche e i risultati delle sue ultime
ricerche. Nell’autopresentazione del catalogo de Chirico puntualizza le sue
idee sulla pittura, sulle copie, sul disegno. La mostra ha scarsa risonanza,
e il solo Enrico Somaré la recensisce positivamente su «Il Primato
Artistico Italiano». Scrive delle sue indagini e meditazioni su varie
riviste, tra le quali «La Ronda», «Il Convegno» (sul
numero di agosto recensisce il libro La Pittura Metafisica di Carlo Carrà)
e «Valori Plastici», su cui pubblica anche articoli monognafici
su Arnold Böcklin, Max Klinger, Adolf Menzel, Hans Thoma, Pierre-Auguste
Renoir, Raffaello Sanzio. La stampa estera segue molto attentamente l’opera
di de Chirico: «Littérature» con André Breton in
Francia, «De Stijl» con Theo Van Doesburg in Olanda, «Das
Kunstblatt» e «Der Cicerone» con Theodor Däubler in
Germania. Il Bauhaus progetta una serie di cartelle di litografie di artisti
moderni (Artisti Italiani e Russi, realizzato alla fine del 1924 o all’inizio
del 1925): de Chirico è presente nella raccolta con il disegno Oreste
e Pilade. Copia Raffaello e Michelangelo e si interessa all’arte del Quattrocento.
Realizza una nuova serie di nature morte.
1922
Il 21 marzo tiene un’importante personale alla Galerie Paul Guillaume di Parigi,
in cui sono esposte cinquantacinque opere. Breton firma la presentazione.
Max Ernst lo raffigura nel dipinto Au rendez-vous des amis a fianco degli
altri esponenti del futuro movimento surrealista. Nel numero di marzo «Littérature» pubblica
una lettera di de Chirico a Breton.
Sebbene i legami con «Valori Plastici» vadano progressivamente
allentandosi, de Chirico partecipa in marzo alla collettiva La Fiorentina Primaverile
al Palazzo del Parco di San Gallo di Firenze, curata da Mario Broglio e con
la presentazione di Morandi: vi partecipano anche Carlo Carrà, Giorgio
Morandi, Carlo Socrate, Arturo Martini, Cipriano Efisio Oppo, Armando Spadini,
Edita Broglio.
1923-1924
Sempre con la madre continua a vivere tra Roma e Firenze (ospite dell’amico
Giorgio Castelfranco, conosciuto a Milano subito dopo la guerra). In ottobre
partecipa alla II Biennale Romana, al Palazzo delle Esposizioni, e alla
Quadriennale di Torino. La critica nel complesso è favorevole.
Nel 1923, in occasione della Biennale Romana, Paul Éluard e sua
moglie Gala si recano a Roma per ammirare le opere di de Chirico, ne acquistano
diverse
e si legano d’amicizia con lui; attraverso la coppia l’artista entra in rapporto
con Max Ernst.
Nel 1924 collabora alla rivista «La Bilancia» di Roma dove, sui
numeri 1 (marzo) e 2 (aprile), pubblica l’importante testo Pro Technica Oratio.
Partecipa con due quadri (Ottobrata e Duelli a morte) alla XIV Biennale di
Venezia. Ancora una volta la critica non è favorevole. A Roma (dove
dalla fine del 1923 si è trasferito in via Appenini 25/B), nell’abitazione
di Olga Signorelli, conosce di lì a poco la sua futura moglie, Raissa
Gurievich Krol, prima ballerina de L’Histoire du soldat di Igor Stravinskij,
al Teatro degli Undici a Palazzo Odescalchi, fondato e diretto da Luigi Pirandello.
Appare Siepe a Nord-Ovest di Massimo Bontempelli con le illustrazioni di de
Chirico.
Con Raissa, nell’autunno del 1924, de Chirico è a Parigi, dove al Théâtre
des Champs Elisées, i Balletti Svedesi di Rolf de Maré mettono
in scena La Jarre di Pirandello con musiche di Alfredo Casella, scene e costumi
di de Chirico. I rapporti con i surrealisti e con l’ambiente artistico parigino
in generale sono buoni. Scrive Rêve per il primo numero de «La
Révolution Surréaliste» (dicembre 1924); Philippe Soupault
e Luis Aragon gli dedicano due poesie. Le sue opere iniziano a circolare in
tutto il mondo: suoi collezionisti sono Paul Guillame, la principessa di Polignac,
Mme Maurice Peignot, Collin d’Arbois, André Laval, Sergej Diaghilev,
Allainby, de Macébo, Lefèvre, André Breton, Paul e Gala Éluard,
Jacques Doucet. Espone alla Nationalgalerie di Berlino, alla Galleria Pesaro
di Milano, alla Casa d’Arte Bragaglia di Roma, alla XIV Biennale di Venezia.
1925
In primavera de Chirico si trasferisce a Parigi (rue Bonaparte, poi rue Maissonier
al Parc Monceau e studio in 2, rue Bocquillon). Raissa studia archeologia
alla Sorbona. Sebbene de Chirico si stia progressivamente distaccando dall’ambiente
romano, in primavera espone comunque, ma senza successo, alla III Biennale
di Roma. In maggio al Teatro Odescalchi di Roma va in scena La Morte di
Niobe, con musiche di Alberto Savinio, coreografie di Giorgio Krol, scene
e costumi di Giorgio de Chirico. Pubblica un saggio su Courbet per le Edizioni
di Valori Plastici. I surrealisti continuano ad ammirare e acquistare le
sue opere; in questo periodo posseggono suoi quadri André Breton,
Paul Éluard, Marcel Duchamp. Dal 6 al 30 maggio de Chirico tiene
una personale alla galleria di Léonce Rosenberg a Parigi, con presentazione
di Giorgio Castelfranco. In questa occasione «La Révolution
Surréaliste» critica negativamente le più recenti opere
di de Chirico. Dal 14 al 25 novembre sue opere sono esposte alla collettiva
La peinture surréaliste, alla Galerie Pierre con Jean Arp, Max Ernst,
Paul Klee, André Masson, Joan Miró, Pablo Picasso, Man Ray,
Pierre Roy, con prefazione di André Breton e Robert Desnos.
1926-1927
Breton parla di de Chirico come del "Genio perduto" nel numero 7
de «La Révolution Surréaliste». La frattura con i
surrealisti è ormai totale; solo Waldemar George, Jacques Ribemont-Dessaignes,
Georges Bataille, Roger Vitrac e Jean Cocteau difendono de Chirico. Nel luglio
del 1926 Savinio si stabilisce a Parigi con la moglie Maria Morino. In una
lettera dell’aprile del 1926 de Chirico consiglia al fratello, che avrà la
sua prima personale in ottobre alla Galerie Bernheim, di non aver rapporti
con i surrealisti, a lui ostili.
Comincia a esporre con il gruppo Novecento in Italia e all’estero (Milano,
Zurigo e Amsterdam). Tiene una personale alla Galleria Pesaro di Milano. Partecipa
a mostre in Inghilterra (Brighton Art Gallery, Brighton), in Germania (Internationale
Kunst Ausstellung, Dresda) e negli Stati Uniti (The International Exhibition
of Modern Art, curata da The Sociéte Anonyme di Marcel Duchamp, Man
Ray, Katherine Dreier, Brooklin Museum, New York). Altre mostre a Parigi tra
le quali una personale alla Galerie Paul Guillaume (giugno 1926), presentata
da Albert C. Barnes, studioso e collezionista di Philadelphia che comprerà molti
suoi quadri.
Inizia in questi anni la metafisica "della luce" e del mito mediterraneo,
da cui originano temi come i nuovi Manichini, gli Archeologi, i Cavalli in
riva al mare, i Trofei, i Paesaggi nella stanza, i Mobili nella valle, i Gladiatori.
Nel maggio del 1927 tiene una personale alla Galerie Jeanne Bucher di Parigi
presentata da Waldemar George. Roger Vitrac gli dedica una monografia (Giorgio
de Chiricio et son oeuvre, Éditions Gallimard, Paris), dove vengono
analizzati anche i nuovi temi delle sue ultime opere.
1928
Tiene la prima personale a New York, alla Valentine Gallery, in gennaio, e
a Londra alla Arthur Tooth and Sons, in ottobre. In febbraio espone i nuovi
quadri alla galleria l’Effort Moderne di Léonce Rosenberg. I surrealisti
per contrasto, organizzano nella loro galleria la mostra Œuvre Anciennes
de Georges de Chirico, con opere metafisiche appartenenti per lo più alla
collezione di Breton. Escono le monografie di Boris Ternovetz (Edizioni
Scheiwiller, Milano) e di Waldemar George (Ed. Chroniques du Jour, Paris).
Esce anche Le Mystère Laïc – Essai d’étude índirecte
di Jean Cocteau (Ed. des Quatre Chamins, Paris) con litografie dell’artista,
una nuova approfondita analisi poetica dell’opera dechirichiana, dopo i
testi di Apollinaire e Breton. Nonostante tutto ciò, la polemica
con i surrealisti è al culmine. Louis Aragon lo attacca frontalmente
nella presentazione (Le Feuilleton change d’Auteur) della personale alla
Galerie Surréaliste di Parigi. Scrivono di lui anche Pierre Courthion
e Carl Einstein. Altre personali e collettive a Parigi, Bruxelles, Berlino,
Mosca. A Milano Scheiwiller pubblica il suo Piccolo Trattato di Tecnica
Pittorica. Inizia la decorazione del Salone principale nella casa di Léonce
Rosenberg con il ciclo dei Gladiatori (75, rue de Longchamps), che concluderà all’inizio
del 1929.
1929-1930
La casa editrice Éditions du Carrefour di Pierre Lévy pubblica
Hebdomeros, le peintre et son génie chez l’écrivain, che resta
la sua più importante opera letteraria. Anche Louis Aragon, sebbene
ormai ostile all’artista, ne loda la bellezza.
Prepara le scene e i costumi per il balletto Le Bal di Boris Kochno, musicato
da Vittorio Rieti e prodotto dai Balletti Russi di Sergej Diaghilev, rappresentato
prima a Montecarlo poi a Parigi e a Londra. Frequenta gli artisti italiani
attivi a Parigi: Mario Tozzi, Massimo Campigli, Alberto Magnelli, Gino Severini.
Il 3 febbraio 1930 sposa Raissa.
Gallimard pubblica i Calligrammes di Guillaume Apollinaire illustrati da sessantasei
litografie di de Chirico. In numerosi paesi si organizzano sue mostre, sia
collettive che personali, e sue opere entrano nei più importanti musei
del mondo.
Verso la fine del 1930 il matrimonio con Raissa subisce una profonda crisi,
e si conclude con una definitiva separazione. Inizia la composizione dei Bagni
Misteriosi.
1931-1932
Nelle Memorie della mia vita, de Chirico data al 1931 l’incontro con Isabella
Pakzswer (poi Isabella Far), che diventerà la sua seconda moglie
e gli resterà vicina fino alla morte. (Elena Sciltian, che li ha
presentati, fa risalire l’incontro al novembre-dicembre 1930.)
Ancora numerose le mostre personali e collettive, in Francia, Inghilterra,
Germania, Stati Uniti, Cecoslovacchia. Di particolare rilievo è la personale
di Praga, alla Umeleckà Baseda, dove viene presentato da Carrà.
Partecipa anche alla prima rassegna d’arte surrealista negli Stati Uniti, la
famosa Never Super-Realism al Wadsworth Atheneum di Hartford.
Nel 1932 de Chirico e la Pakszwer lasciano Parigi e si trasferiscono in Italia,
a Firenze. Qui frequentano assiduamente l’antiquario Luigi Bellini, che organizzerà una
personale dell’artista presso la sua galleria, a Palazzo Ferroni. Espone alla
XVIII Biennale di Venezia nella sala dedicata agli italiani di Parigi presentata
da Gino Severini. De Chirico continua a viaggiare, ma la sua attività espositiva è concentrata
soprattutto in Italia. Oltre alla personale a Firenze e alla Biennale di Venezia,
tiene un’altra personale a Milano, alla Galleria Milano.
Lavora molto anche per il teatro, come costumista e scenografo: ricordiamo
il Pulcinella per l’Opéra Russe a Parigi; l’Ariane et Bacchus, balletto
con musiche di Albert Roussel e coreografie di Serge Lifar andato in scena
all’Opéra di Parigi.
1933-1934
Viaggia molto tra Genova, Firenze, Torino, ma prevalentemente soggiorna a Milano,
in via Rugabella 9. Nel 1933 tiene una personale alla Galleria Il Faro
di Torino, dove conosce Romano Gazzera, pittore "talentuoso",
come lo definirà nelle Memorie. Tiene personali a Genova, alla Galleria
Vitelli, e a Firenze, a Palazzo Ferroni. Partecipa a collettive a Vienna,
Chicago, Anversa, Parigi, New York, Amsterdam, Zurigo, Bruxelles, Pittsburgh.
Ma l’avvenimento più importante del 1933 è la partecipazione
alla V Triennale di Milano per la quale esegue il monumentale affresco
La Cultura Italiana, realizzato con la tecnica della tempera all’uovo.
All’iniziativa, intitolata "L’Italia nelle sue manifestazioni più nobili
e varie", sono invitati, oltre a de Chirico, Mario Sironi, Massimo
Campigli, Achille Funi e Gino Severini; l’esposizione è organizzata
da Mario Sironi. Purtroppo l’opera verrà successivamente distrutta.
De Chirico continua la sua attività per il teatro: esegue scene
e costumi per I Puritani di Vincenzo Bellini, con regia di G. Salvini,
per il I Maggio Musicale Fiorentino (1933); è scenografo per La
figlia di Jorio di Gabriele D’Annunzio, con regia di Pirandello al Teatro
Argentina di Roma per il Congresso Internazionale di Teatro.
«Le Surréalisme au service de la révolution» (n. 6,
15 maggio 1933) pubblica le risposte dei surrealisti a un questionario riguardante
il quadro di de Chirico Énigme d’une journée.
Nel 1934 de Chirico e Isabella rientrano a Parigi. Qui de Chirico studia vecchi
trattati di tecnica della pittura nella Biblioteca Richelieu. Esegue le litografie
per Mythologie di Jean Cocteau (Éditions des Quatre Chemins, Paris).
1935-1937
Espone quarantacinque opere alla II Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma,
al Palazzo delle Esposizioni. Altre importanti mostre sono quelle di Lucerna
e Parigi.
Il 27 agosto del 1936 parte da Genova per New York con il transatlantico
Rex. Negli Stati Uniti è ospite del collezionista Albert C. Barnes a Merion,
vicino Philadelphia. Numerose opere vengono acquistate da Barnes e da vari
musei. Successivamente Isabella Pakzswer lo raggiunge a New York (dove la coppia
risiederà fino all’11 giugno 1937). In giugno muore la madre. A New
York il mercante Julien Levy, in collaborazione con Barnes, organizza la personale
Recent Paintings and Gouaches by de Chirico presso la propria galleria. De
Chirico partecipa inoltre alla collettiva Fantastic Art, Dada, Surrealism al
Museum of Modern Art, poi itinerante. In Italia esce la monografia Giorgio
de Chirico di Giuseppe Maria Lo Duca, con note bibliografiche di Giovanni Scheiwiller
(Hoepli, Milano).
Nel 1937 tiene un’importante esposizione alla Zwemmer Gallery di Londra. Collabora
alle riviste «Vogue» e «Harper’s Bazaar». Per la sartoria
Scheiners di New York esegue un pannello murale di dodici piedi intitolato
Petronio e l’Adone moderno in frack; decora una parete dell’istituto di bellezza
Helena Rubinstein; realizza una sala da pranzo alla Decorators Pictures Gallery
con Picasso e Matisse. A Roma, nel giugno 1937, la Galleria Roma apre la sua
attività con una mostra collettiva alla quale partecipa anche de Chirico.
Tiene inoltre una personale alla Galleria della Cometa, sempre a Roma.
1938
In gennaio de Chirico rientra in Italia. Dopo un soggiorno di pochi giorni
a Roma, si stabilisce a Milano, in via del Gesù. Durante l’anno
si sposterà con brevi viaggi a Parigi e a Londra. Tiene mostre a
Milano (Galleria Barbaroux, Galleria del Milione), Genova (Galleria Rotta),
Venezia (Galleria Arcobaleno). Numerosi sono gli interventi critici sulla
stampa. Una recensione di Carlo Carrà esce in occasione della mostra
alla Barbaroux (Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, «L’Ambrosiano»,
Milano, 16 marzo). Importante la personale a Londra: Giorgio de Chirico
1911-1917 (London Gallery), mostra monografica con quattordici opere e
quattro disegni. La London Gallery pubblica il suo testo Mistery and Creation
in inglese e francese su «The London Bullettin» n°6. Su «Emporium»,
a novembre (Bergamo) esce lo scritto La cosiddetta Arte Metafisica di Filippo
de Pisis. Le Edizioni Della Cometa di Roma preparano le bozze di stampa
della traduzione italiana (con correzioni di Libero De Libero) di Ebdòmero,
ma non vengono pubblicate. Come ricorda Gregorio Sciltian nel suo libro
Mia avventura (Rizzoli, Milano 1963, p. 441), nel 1938-39 lui e de Chirico
erano soliti incontrarsi a Milano nell’abitazione di de Chirico (via del
Gesù) o in quella di Sciltian (via della Spiga), per ascoltare Radio
Londra.
1939
Da Milano si trasferisce a Parigi, disgustato dai cosiddetti "decreti
per la difesa della razza". Scrive nelle Memorie della mia vita: «per
non continuare a vivere in un paese ove ogni sentimento d’umanità, di
dignità, di civiltà, di coscienza e di pudore sembravano completamente
banditi, decidemmo di tornare a Parigi». Espone alla III Quadriennale
d’Arte Nazionale di Roma, al Palazzo delle Esposizioni, al Museum of Modern
Art di Boston, alla Exhibition of Italian Contemporary Art di New York. La
Galleria del Milione di Milano organizza diverse collettive e tre sue personali,
e sul mercato milanese cominciano ad apparire opere delle collezioni Mario
Broglio e Giorgio Castelfranco. Al Musée des Arts Décoratifs
(collettiva) e alla Galerie des Quatre Chemins (personale) di Parigi vengono
esposti i bozzetti per le scene e i costumi di vari spettacoli teatrali, come
l’Orestea di Eschilo, Le Baccanti di Euripide, il Minotauro di L. Gautier Vignal.
André Breton lo cita assieme a Savinio nell’Anthologie de l’Humour Noir.
1940-1941
In questi anni vive tra Milano (via del Gesù) e Firenze, dov’è ospite
per il periodo estivo dell’antiquario Luigi Bellini nella villa all’Impruneta.
Qui, nel 1940, inizia a lavorare ad alcune sculture in terracotta. I soggetti
sono quelli a lui cari: gli Archeologi, Ettore e Andromaca, Ippolito e il suo
cavallo, e una Pietà. I nuovi lavori sono presentati nella personale
presso la Galleria Barbaroux di Milano, che nel marzo dell’anno successivo
espone anche sue sculture, suscitando curiosità nella critica. L’attività pittorica
più recente, del tutto rinnovata sul piano tecnico, viene presentata
in due personali a Torino e a Milano. Nella collettiva alla Sala d’Arte della
Nazione di Firenze (febbraio 1940) viene esposto uno dei suoi primi Autoritratti
in costume, l’Autoritratto in costume orientale. Pubblica Il Signor Dudron
in «Prospettive» (Roma, 15 maggio) e l’importantissimo testo sulla
scultura Brevis Pro Plastica Oratio su «Aria d’Italia».
Nel 1941 nuova personale alla Galleria del Milione di Milano con opere dal
1919 al 1926 provenienti dalla collezione Castelfranco. Le Edizioni della Chimera
di Milano pubblicano le venti litografie per L’Apocalisse a cura di Raffaele
Carrieri e commentate da Massimo Bontempelli. Sempre del 1941 è l’ampia
monografia The Early Chirico di James Thrall Soby.
1942
In gennaio partecipa alla collettiva Exhibition Inaugurating the Collection
Société Anonyme, alla Yale Art Gallery di New Haven. In marzo
tiene una personale a New York alla Perls Gallery. In giugno partecipa
alla XXIII Biennale di Venezia con un nutrito gruppo di opere recenti.
Le critiche sono sfavorevoli; il solo Libero de Libero ne rileva l’importanza.
Marcel Duchamp pubblica una galleria di "Ritratti Compensazione" degli
artisti partecipanti all’esposizione First Papers of Surrealism, in cui
de Chirico viene ironicamente raffigurato in un profilo antico. Realizza
le scene per il balletto Anfione su testo di Paul Valéry, musica
di Arthur Honegger e coreografie di Aurel Miloss, andato in scena al Teatro
alla Scala di Milano il 12 ottobre 1942. Scrive numerosi articoli teorici
su vari periodici, tra cui «Stile» – dove, in gennaio, compare
il saggio Considerazioni sulla pittura moderna che provocherà molte
discussioni – e «L’Illustrazione Italiana» (poi riuniti in
Commedia dell’arte moderna, Traguardi, Nuove Edizioni Italiane, Roma 1945).
Su «L’Illustrazione Italiana» escono, tra gli altri, gli scritti
Discorso sulla materia pittorica (26 aprile), Paesaggi (5 luglio), Discorso
sullo spettacolo teatrale (25 ottobre). Escono la traduzione inglese e
quella italiana di Hebdomeros. Sempre nel 1942 esce la monografia Giorgio
de Chirico di Raffaele Carrieri (Monografie d’Arte di Stile, Garzanti,
Milano). Robert Motherwell pubblica su «VVV» il saggio Notes
on Mondrian & Chirico. 2. The art of reaction: the late Chirico.
1943
L’8 settembre lascia Firenze e vive tra la Toscana e Roma, dove espone alla
IV Quadriennale d’Arte Nazionale. Numerose personali si tengono a Roma
(Galleria Lo Zodiaco), Firenze (Galleria Donatello), Venezia (Galleria
del Cavallino), New York (Art of this Century di Peggy Guggenheim). Cominciano
a comparire studi critici su de Chirico metafisico pubblicati sulle nuove
riviste di New York «View» e «VVV». Scrive l’importante
saggio La Forma nell’Arte e nella Natura, pubblicato su «L’Illustrazione
Italiana» del 21 marzo 1943, poi attribuito a Isabella Far.
1944-1945
Si stabilisce definitivamente a Roma (prima in via Gregoriana e poi in via
Mario de’ Fiori). Nel 1944 riduce l’attività espositiva, partecipando
solo a quattro collettive, a Milano e a Roma. Esce l’importante saggio
di Robert Melville su de Chirico e Rousseau (Rousseau and Chirico, Scottish
Art and Letters, Glasgow). Illustra la fiaba Nel Paese della Gattafata
di Orsola Nemi (Edizioni Documento, Roma); esegue le scene per il Don Giovanni,
balletto con musiche di Richard Strauss e coreografie di Aurel Milloss,
per l’Opera di Roma. Ebdòmero viene tradotto in inglese da P. Bowles
in «View» (New York, nn. 3 e 4, dicembre 1944).
Nel 1945 riprende intensa l’attività espositiva. Importanti sono le
personali a Roma, alla Galleria La Margherita e alla Galleria del Secolo, dove
viene esposto anche il famoso Autoritratto nudo, nella versione integrale,
senza il perizoma, in seguito aggiunto in occasione della mostra alla Royal
Society of British Artists di Londra (Royal Society Academy, maggio 1949).
Prosegue la polemica con la critica che non capisce il senso degli autoritratti
in costumi cinque-seicenteschi. Altra mostra importante è quella alla
Galleria San Silvestro di Roma (con Alfredo Biagini), dove vengono esposte
alcune vedute di Villa Medici. Sempre nel 1945 vengono pubblicati: 1918-1925.
Ricordi di Roma (Editrice Cultura Moderna, Roma); Memorie della mia vita (Astrolabio,
Roma); Commedia dell’arte moderna (Traguardi, Nuove Edizioni Italiane, Roma).
Viene anche pubblicata a Parigi Une aventure de Monsieur Dudron.
1946-1947
Nel giugno del 1946 si tiene a Parigi alla Galerie Allard una personale dell’artista.
De Chirico dichiara che tutte le opere datate 1910-1920 ivi esposte sono
dei falsi dipinti da Oscar Dominguez. Inizia la campagna sull’autenticità delle
sue tele, destinata a continuare e ad aggravarsi nel corso degli anni.
Numerose sono le collettive in Italia (Milano, Roma, Torino, Trieste) e
all’estero (New York, Parigi, Berna, Bruxelles, Buenos Aires) dove continuano
a essere presentate le opere del periodo metafisico. L’importante collezionista
belga René Gaffé gli dedica la monografia Giorgio de Chirico
le Voyant (Ed. La Boétie, Bruxelles), fermandosi però alla
produzione degli anni Venti. Il 18 luglio sposa Isabella Pakzswer.
Nel corso del 1947 trasferisce lo studio in Piazza di Spagna 31, e l’anno successivo
anche l’abitazione.
1948-1949
Francesco Arcangeli presenta la mostra Tre pittori italiani dal 1910 al 1920
(Carrà, de Chirico, Morandi) alla Biennale di Venezia. De Chirico
polemizza sulla scelta delle opere e dichiara falso un dipinto esposto.
Alla fine del 1948 viene nominato membro della Royal Society of British
Artists e nel maggio del 1949 allestisce una personale, nella sede dell’associazione,
con oltre cento opere. Sempre nel 1949 tiene una personale a Venezia, al
Salone degli Specchi di Ca’ Giustinian, organizzata da Giorgio Zamberlan.
Scoppiano polemiche con gli astrattisti capeggiati da Emilio Vedova, che
cercano anche di impedire una sua conferenza. Come scenografo realizza
le scene per La lunga notte di Medea di Corrado Alvaro per la compagnia
di Tatiana Pavlova, e Orfeo di Monteverdi per il XII Maggio Musicale Fiorentino.
Esce la monografia di Italo Faldi Il primo de Chirico (Ed. Alfieri/Serenissima,
Venezia) che Carlo Ludovico Ragghianti recensisce in un importante articolo
su «La Critica d’Arte», proponendo un raffronto tra le architetture
dechirichiane e l’architettura classicista tedesca dell’Ottocento. Esce
anche il volume di Massimo Valsecchi La Metafisica di Giorgio de Chirico
(Ed. Del Milione, Milano).
1950-1952
In polemica con la Biennale organizza nella sede della Società Canottieri
Bucintoro di Venezia una "Antibiennale". Espongono i pittori "antimoderni":
de Chirico, R. Gazzera, M. De Alzaga, C. Guarienti, V. Freccia, J. Noxon, P.
Weiss. I fini dell’esposizione sono precisati nel catalogo della mostra scritto
da de Chirico stesso (Museo degli Orrori. Dichiarazione Biennale a fuoco, Venezia,
numero unico, 23 settembre 1950). Simile carattere polemico hanno le personali,
nella stessa sede, del 1952 e del 1954. Tiene altre personali a Genova, Napoli,
Roma, Como e Milano, alla Galleria Gian Ferrari, dove presenta una serie di
dipinti di ispirazione cinque-seicentesca fastosamente incorniciati e posti
su pareti tappezzate di stoffa rossa. Continua la sua attività scenografica.
Inizia la collaborazione a «Il Giornale d’Italia» di Roma con una
serie di articoli soprattutto antimodernisti.
Nel 1951 realizza scene e costumi per Ifigenia di Ildebrando Pizzetti al XIV
Maggio Musicale Fiorentino; per La Leggenda di Giuseppe, al Teatro alla Scala
di Milano; per Don Chisciotte di V. Frazzi, al XV Maggio Musicale Fiorentino;
per Mefistofele, sempre alla Scala di Milano.
Il 5 maggio 1952 muore a Roma Alberto Savinio, colpito da infarto. Da allora
de Chirico porterà una cravatta nera in segno di lutto.
Collettiva alla Tate Gallery, Twentieth-Century Masterpieces, 15 luglio-17
agosto.
1953-1959
Le maggiori personali di questi anni si tengono a Torino (1953 e 1958), Roma
(1952 e 1958), Venezia (1954, 1955 e 1959), Houston (1955), Napoli (1955),
Firenze (1955 e 1958), Milano (1953, 1955 e 1958), New York (venti opere
metafisiche vengono esposte al Museum of Modern Art nel 1955; in questa
occasione viene pubblicato il saggio su de Chirico di James Thrall Soby
Giorgio de Chirico, Ed. The Museum of Modern Art, New York – ripreso dal
saggio del 1941). Tra le collettive vanno ricordate quelle di Bruxelles,
Torino, Wakefield, Minneapolis, Bari, Barcellona, Houston, New York, San
Francisco, Roma (VII Quadriennale, 1955 e VIII Quadriennale, 1959), Kassel
(Documenta, 1955), Napoli, Perth, Venezia (XVIII Biennale, 1956), Londra,
Chicago, Taranto, Monaco, Tunisi. Tutte queste esposizioni sono largamente
recensite sulla stampa. De Chirico continua a polemizzare sulla pittura
moderna scrivendo su numerose riviste e partecipando anche a trasmissioni
televisive. Come scenografo lavora per La coda santa di D. Terra al Teatro
dei Satiri di Roma (1953) e per l’Apollon Musagète di Igor Stravinskij
alla Piccola Scala di Milano (1956). Nel 1953 esce la monografia di Isabella
Far (Bestetti, Roma; F.lli Fabbri, 1966).
1960-1969
De Chirico continua a lavorare sui temi a lui cari, rielaborandoli con minime
varianti. I suoi lavori hanno un notevole riscontro di pubblico e di mercato.
Le personali in questi anni sono numerosissime, sia in Italia che all’estero.
Nel 1964 riprende a lavorare per il teatro realizzando le scene e i costumi
per l’Otello andato in scena all’Opera di Roma. Nel 1968 esce la monografia
di Isabella Far (F.lli Fabbri, Milano). Nel 1969 escono 194 Disegni di Giorgio
de Chirico, a cura di Ezio Gribaudo (Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo, Torino)
e Giorgio de Chirico. Catalogo delle opere grafiche 1921-1969 di Alfredo Ciranna
e Cesare Vivaldi (Edizioni La Medusa, Milano-Roma 1969). Scrive vari articoli
per la rivista «Candido» di Milano. Esce nel 1962 Memorie della
mia vita (Rizzoli, Milano). Illustra I Promessi Sposi (1965), l’Iliade (Mondadori,
Milano 1968) e Auf der Galerie di Franz Kafka (Ghottard de Beauclair, Frankfurt
1969).
Inizia nel 1966-68 la Neo-metafisica, che rilegge l’intera vicenda metafisica
con colori accesi e occhio di bambino.
Verso la fine degli anni ‘60 inizia la tiratura in bronzo delle sculture alle
quali ha lavorato negli ultimi anni, riproducendo in tre dimensioni i protagonisti
del suo immaginario metafisico e i classici cavalli. In seguito l’artista si
dedicherà alla creazione di multipli in bronzo argentato e dorato e
di sculture-gioiello in argento e argento dorato.
1970-1978
Sono del 1970 la mostra di sculture alla Galleria La Medusa di Roma, l’importante
antologica comprendente l’intero arco dell’attività dell’artista
al Palazzo Reale di Milano, e la mostra di Hannover, il cui catalogo è presentato
da Wieland Schmied. Altra importante personale è quella che si tiene,
sempre nel 1970, a Ferrara I de Chirico di de Chirico, alla Galleria Civica
d’Arte Moderna, Palazzo dei Diamanti. Sempre nel 1970 pubblica lo scritto
Ego Sum Pictor Optimus su «Bolaffi Arte» (Torino, n°1).
Nel 1971 sono numerose le mostre di particolare rilievo: alla Galleria Schubert
di Milano, alla Galleria Medea di Milano e alla Galleria La Medusa di Roma.
Claudio Bruni Sakraischik inizia a pubblicare per Electa il Catalogo Generale
di Giorgio de Chirico: gli otto volumi dell’opera sono pubblicati a partire
dal 1971.
Nel 1972 riceve, insieme a Henry Moore, per la scultura, il Premio Ibico Reggino,
organizzato da Virgilio Guzzi, in occasione della personale Omaggio a Giorgio
de Chirico al Museo Nazionale di Reggio Calabria. Altre importanti mostre si
tengono a New York, Toronto, Venezia (XXXVI Biennale), Roma (X Quadriennale).
De Chirico by de Chirico si tiene al New York Cultural Center. Sempre nel 1972
de Chirico crea le illustrazioni per il suo romanzo Ebdòmero (Bestetti,
Roma).
Nel 1973 mostra itinerante in Giappone: Tokyo, Kyoto, Nagoya. Realizza la "fontana" Bagni
Misteriosi (sculture dipinte) per la mostra Contatto Arte/Città per
la XV Triennale di Milano, nel parco del Palazzo dell’Arte. Nel 1974 viene
insignito della nomina di Accademico di Francia. Ancora mostre in Italia e
all’estero. Nel 1975 importante antologica al Musée Marmottan di Parigi
in occasione del conferimento dello Spadino di Accademico di Francia. Nel 1976
un altro importante riconoscimento è la Croce di Grande Ufficiale della
Repubblica Federale Tedesca. Nel 1977 collettive al Museum des XX Jahrhunderts
di Vienna, al Centre Georges Pompidou di Parigi, allo Schloss Charlottenburg
di Berlino. Nel 1978 il novantesimo dell’artista viene festeggiato in Italia
con una celebrazione in Campidoglio, e in Francia con una mostra, promossa
da Isabella Far, all’Artcurial di Parigi e con la pubblicazione del volume
De Chirico par de Chirico (Damase, Paris). Il 20 novembre 1978 Giorgio de Chirico
muore a Roma dopo un periodo di ricovero in una clinica romana. Dal 1991 le
sue spoglie riposano in San Francesco a Ripa, a Roma.
Nel 1986 viene costituita a Roma la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, presidente Isabella Far de Chirico e vicepresidente Claudio Bruni Sakraischick, allo scopo di tutelare la personalità intellettuale e artistica di de Chirico. Il 19 novembre 1990 muore a Roma Isabella Far. Alla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, nominata erede, vanno la casa del Maestro e la maggior parte del suo patrimonio artistico.
Nel 1998, in ricorrenza del ventennale della morte dell’artista, viene inaugurata a Roma, nell’abitazione di Piazza di Spagna, la Casa Museo Giorgio de Chirico.







I messaggi inviati alla Fondazione tornano indietro… Una domanda inoltrata mesi fa è rimasta invece senza risposta. Me ne dispiace molto…
Jch. Vegliante
Editore degli inediti francesi di G.
De Chirico (Solin, Paris, 1981)
Ma quant ha fatt luong????????????’