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Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria Luciano Curtolo espone al Museo Canoviano di Possagno

Lunedì 25 Luglio 2005 | Pubblicato da Galleria d'arte Quadreria | Nessun Commento

Luciano Curtolo

Isabella Bona
Guido Marchesini

Presentazione di Fabio Girardello e dott. Mario Guderzo


"Arte a 3"

Da sabato 30 Luglio al 17 Agosto 2005

Inaugurazione Sabato 30 Luglio ore 17,30

Museo Canoviano

Museo Canoviano

Foto dello studio del maestro Antonio Canova

Foto dello studio del maestro Antonio Canova

Alcune opere del Canova

Alcune opere del Canova

Fondazione Canova

Fondazione Canova

ORARIO APERTURA MUSEO:
Feriale: 15.00/18.00
Sabato e Domenica: 10.00/12.00 – 15.00/18.00
Chiuso il Lunedì

 

Critica Luciano Curtolo

Le opere di Curtolo sono "specchi per l’anima".
Nel suo continuo evolvere, che parte dal figurativo per arrivare, attraverso l’astratto-informale, alle installazioni tridimensionali, l’artista usa la tela come una pelle, che a tratti si rileva nella sua totale purezza, ma che più spesso affoga in vaste stesure di colore. Nelle tele spesso di grandi dimensioni, prevare il rigore quasi "classico" della linea retta e le campiture di colore, che non è mai puro, sono come tormentate da tentazioni che raramente si rivelano nella loro complessità e più spesso soccombono alla forza del nero, un nero che però non è negazione, non è morte, ma è momento di profonda riflessione.
Nelle ultime opere l’artista "scopre" lo spazio, e la superficie della tela si fa tridimensionale e diventa installazione. Come un gioco alchemico la linea si fa materia, si aprono spazi profondi come ferite che l’artista tenta di ricucire e il segno grafico, numero o lettera che sia, si imprime sulla superficie come un messaggio che viene dal nostro inconscio.


G. Sovran

 

Vernissage

Vernissage

Vernissage

Vernissage

Esposizione opere di Luciano Curtolo

Esposizione opere di Luciano Curtolo

Esposizione opere di Luciano Curtolo

Esposizione opere di Luciano Curtolo

Opere fotografiche su alluminio di Isabella Bona

Opere fotografiche su alluminio di Isabella Bona

Scultura in ferro del giovane Guido Marckesini

Scultura in ferro del giovane Guido Marckesini

"Nel saggio "Dello spirituale dell’arte" (1911) Kandinsky ha definito le categorie dell’astrattismo, secondo le quali non è la realtà esteriore bensì quella interiore che deve essere oggetto di osservazione. E ciò comporta ovviamente un radicale cambiamento di forme e di tecniche espressive, nonchè di scelte cromatiche. Bisogna saper cogliere e rendere sulla tela il complesso mondo "delle emozioni, frammenti, visioni, ghirigori, scarabocchi" che pullulano nel nostro inconscio. Luciano, pur così giovane e di recente applicazione pittorica, è approdato a questa scelta linguistica, allontanandosi gradualmente dal figurativo e elaborando una sua originale ricchezza di cromatismi e di agglomerati formali. Pittura squillante e corposa la sua, dove i rossi, i neri, i bianchi, gli azzurri hanno una rilevanza a tutto campo e dove le composizioni si armonizzano in una irripetibile spontaneità di dettati. In taluni casi traluce un qualche oggetto, quasi un ricordo, ma rivisitato mediante una sensibilità del tutto nuova in perfetta sintonia con le sue attuali convinzioni pittoriche. Si resta a guardare e si prova una istintiva propensione a "entrare" in questo mondo così ricco di densità e di luminosità, così aperto a interpretazioni soggettive e di partecipata emotività."

Gianni Di Fusco

 

Presentazione della Fondazione Antonio Canova- Possagno (Vicenza)

Fin dal 1832 Monsignor Sartori incaricò l’architetto veneziano Francesco Lazzari perché progettasse la costruzione della "raccolta dei gessi" (gipsoteca). Era il tempo in cui a Possagno veniva chiuso il poderoso cantiere del Tempio, era abbattuta la vecchia chiesa e veniva trasformato l’assetto viario e urbanistico del piccolo paese. Ora si aggiungeva la nuova fabbrica della Gipsoteca che fu completata nel 1836: Lazzari aveva edificato una grande basilica, un vero e proprio inno all’arte canoviana. L’edificio si presenta con una alta e solenne volta a botte, divisa in tre settori; l’illuminazione arriva solo dai tre lucernari alla sommità del soffitto; un’ampia abside raccoglie a sud il grandioso modello dell’Ercole e Lica.

Per il visitatore che entra per la prima volta al Museo, la visione d’insieme della Gipsoteca rappresenta una scena di grande suggestione.

Durante la Prima Guerra mondiale, due colpi di artiglieria colpirono il Museo: alcuni gessi andarono completamente distrutti, decine furono lesionati, scheggiati… Una grandiosa opera di restauro di Stefano e Siro Serafin, padre e figlio, consentirono di far rinascere la Gipsoteca: il portone del museo fu riaperto ai visitatori nel 1922.

Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, per timore di nuovi bombardamenti, la Gipsoteca fu svuotata, le statue furono caricate su cari trainati da buoi e depositate all’interno del Tempio di Possagno, dove rimasero fino al 1946 quando ritornarono nella loro collocazione originale.

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